Andrà tutto bene

Per questioni che non vi sto a dire, pranzo spesso con persone che vengono da tutto il mondo. Soprattutto americani, del Colorado, Oregon, Minnesota, Connecticut, New York, Texas, California, Massachusetts, Oklahoma, Washington d.C. ma anche dall’India, Germania, Olanda, Francia, Svizzera, Korea, Singapore, Russia, Polonia, Taiwan…
Faccio un po’ da interprete.
Ebbene, a parte l’ovvia considerazione che i popoli non sono i governi che li rappresentano, e più che complici, di questi sono le vittime, sono in grado di affermare a ragion veduta, che il livello di consapevolezza diffuso a livello mondiale, è ben più alto di quello che si potrebbe dedurre dalle informazioni e impressioni che circolano nei media.
La gente ovunque sa, capisce e reagisce molto più e molto meglio di quanto vogliano farci credere.
Gente brava, con figli educatissimi e brillanti, belle famiglie, persone le più varie, con mille interessi, affabili, simpatiche, generose, interessanti. Dappertutto.

Una boccata di ossigeno per il morale, di luce per il presente, di speranza per il futuro.

Forza.

Andrà tutto bene.

Faremo il botto

Faremo il botto.

In natura tutti i processi sono a retroazione negativa, cioè pongono in essere direttamente o indirettamente condizioni via via più difficili al loro incrementarsi.
Comprimere gas in un tubo richiede via via quantità maggiori di energia fino all’infinito, idem per le temperature da addurre a un corpo solito, idem per l’energia necessaria all’incremento di velocità fino alla velocità della luce.
I “buchi neri” sembrano non soggiacere a questa impostazione e all’aumento della massa , aumenta la loro capacità di attrazione e quindi attirano altra massa, ma ne sappiamo ancora poco, e comunque il fatto che i loro confini siano chiamati lugubramente “orizzonte degli eventi ” non depone a loro favore per la scelta della prossima meta per le vacanze…

La pulsione di ogni legge e di ogni comunità all’equilibrio vale anche per le organizzazioni animali: quando le densità crescono, o gli agglomerati o branchi aumentano di numero, sale il bisogno di cibo e le problematiche relazionali fino a un punto di bilanciamento che infine si impone.
I fattori a retroazione negativa servono e sono la base dell’equilibrio.
Le organizzazioni umane tendono per lo più alla stessa logica.
La stessa progressività fiscale, per esempio, ne è esempio lampante: mettere aliquote più alte di fronte a guadagni più grandi, non serve come potrebbe sembrare a far contribuire maggiormente alle spese pubbliche chi ha di più, ma a impedire che costoro diventino troppo ricchi, presupponendo che la ricchezza smodata di alcuni possa travolgere le regole stesse della democrazia. (Athene 470 a.c.).

Bene.

Orale cose si sono ribaltate.

Partendo dal basso, dai nullatenenti, le tasse crescono al salire del reddito ma fino a un certo punto, fino alla classe media o medio alta, poi spariscono:
I ricchi veri hanno trovato tutta una serie di sistemi per non pagare proprio nulla o quasi.
Amazon, Google, Apple, Carrefour, Ikea, BP, ‘nrangheta, Mafia e Cartelli vari, ecc.ecc. hanno centinaia di sedi in giro per il mondo, molte anche nei paradisi fiscali e in pratica decidono loro se e quanto e dove e a chi pagare le tasse.
Il grosso lo mettono via in conti offshore e poi diventano fondi di investimento.
Diventano “i mercati”.
Con miliardi in nero conquistano poi i favori della Politica facendosi fare leggi ad hoc, con le buone o con le cattive rendendo infine esponenziale il vantaggio che hanno su tutti i comuni mortali, concretando un micidiale effetto a retroazione positiva.
Gli stati depredati da un lato della possibilità di emettere moneta, dall’altro del grosso delle entrate fiscali, devono aumentare le aliquote a dismisura ai poveri sfigati che le pagano….costoro infine sono costretti a vendere a quelli che li hanno derubati.
Va avanti così da millenni, pressappoco, con meccanismi diversi, dalla spada allo spread.

Tutti i fattori però a retroazione positiva, cioè auto incrementali sono antitetici all’equilibrio, come ovvio.
Portano per certo a un riassestamento che a quel punto non può che esser esplosivo. Deflagrante. Fanno il botto insomma.

Dopo, torna l’equilibrio comunque, ma su nuove basi, con alcuni attori molto rinvigoriti, altri molto indeboliti.
Altri addirittura spariti. Estinti.
E’ inevitabile.

Altro esempio è la duplice tendenza dell’uomo a aumentare di numero esponenzialmente sul pianeta e ad aumentare l’incidenza di ogni singolo umano sul pianeta.
Sul pianeta potrebbero vivere 20 miliardi di umani attenti e tranquilli, per lo più vegetariani e morigerati. Ma anche solo 5 miliardi di carnivori incalliti, che vogliono la casa, il frigo, i viaggi, le vacanze e l’auto, corrispondono sul lungo termine a una guerra termonucleare.
Consumano tre pianeti ma ne abbiamo uno solo….

Credo insomma, sia il caso di rivedere alcune cose……

A che pro parlare di ciò ?

Per esser la trama di questo bellissimo film che è la presenza dell’uomo sul pianeta, e non i titoli di coda.

I Telomeri e i vecchi

Immaginate una cerniera lampo.

Il cursore, il carrello, corre su una lampo chiusa, però fatta a elica, e ne escono due. In una lampo il carrello divide due serie di strisce dentinate, qui invece il carrello è anche un sofiisticato laboratorio biochimico che legge la sequenza dei dentini, e ne crea una perfettamente uguale, quindi scorrendo, da una sua estremità ne escono due: una biocopiatrice scorrevole.

Stiamo parlando della duplicazione di una cellula, attività che si svolge incessantemente nel nostro corpo e riguarda i 3.72 × 10alla13a, ovvero: 37.200.000.000.000 ovvero 37.200 miliardi di cellule.

Arrivato alla fine dell’elica del Dna che il carrello ha duplicato, c’è un problema: la zona dove insiste il carrello, che è arrivato a fine corsa, come fa a duplicarla, se ci sta sopra ?
Bene.
Le terminazioni di tutte le cellule hanno una parte apposita, che si chiama Telomero, ridondante e non codificante, che serve appunto a non immettere errori nella duplicazione. Ogni duplicazione il carrello se ne mangia un pezzo ma il Dna è salvo ed è uscito uguale alla copia originale.

In vecchiaia questa parte terminale si è consumata tutta e quindi la copia della cellula nuova viene “smozzicata”, le manca un pezzetto che il carrello non è riuscito a duplicare correttamente.
Alcuni fattori, come inquinamento, stress, errate gestioni dell’energia corporea, alimentazione errata, interferiscano con la produzioni di telomeri.
Questa estremamente opportuna terminazione dell’elica del DNA, viene un po’ più corta del dovuto e quindi gli errori di duplicazione cellulare cominciano prima.
Le copie insomma cominciano a venir sbiadite prima del dovuto, il carrello della lampo si è fermato un po’ prima della fine della catena nucleica e alla nuova cellula manca l’ultima parte finale.
Non è perfetta.

– “Quello che è nel piccolo è nel grande”.

Infatti accade la stessa cosa anche nell’umanità tutta.

Tra una generazione e un’altra.
Tra una generazione e la precedente.

Così come il riassunto della nostra fisiologia esperita si iscrive tramite l’epigenetica nei nostri geni e viene trasmessa alle generazioni seguenti di cellule, così la somma delle nostre esperienze esistenziali, la nostra cultura si trasmette tramite la frequentazione reciproca delle generazioni di umani, ai piccoli, ai giovani, e permette il salvataggio prima, e l’evoluzione poi, della nostra specie.

Erronei o troppo parziali o difettosi contatti tra una generazione e la seguente, impediscono quel passaggio ottimale di esperienze e alla lunga impoveriscono l’accumulo e l’arricchimento esperienziale e sapienziale che noi chiamiamo “Evoluzione”, trasformando piano piano queste carenze comunicative intergenerazionali in vero e proprio regresso.

Una umanità insomma, in cui non c’è contatto appagante tra i piccoli e i vecchi, oltre a non essere felice, è come se non avesse Storia, come se non avesse Memoria.

Rischia di non conoscere davvero il suo passato, di non capire il presente.

Non ha futuro.

Credo quindi sia molto importante aiutare il nostro fisico a produrre telomeri finché ce ne sia bisogno, e da’altro lato creare luoghi dove sia normale, facile e bellissimo che i nonni frequentino i nipotini, per quel travaso sapienziale e affettivo che tiene unita la cerniera lampo della società, che aiuti i piccoli a capire dove stanno andando, uniti.

Insieme.

I guai e la magia

Tutto si sta polarizzando in maniera veloce e a volte drammatica.

Tutte le componenti dell’umano convivere che sempre hanno avuto due diverse correnti di interpretazione possibile, vedono queste due possibilità manifestarsi cruentemente, accentuarsi e divaricarsi.

Nel sociale da un lato ora abbiamo accesso a una quantità di informazioni come mai prima nel corso dell’umanità. Non pensate solo ai cittadini con lo smartphone e on line H24 in confronto ai cittadini di inizio secolo, col giornale una volta a settimana e una TV in ogni paese, forse, pensate anche ai milioni di Smartphone e internet in interi continenti dove non c’era luce, acqua e nemmeno i giornali.

Da un lato la spesa per le armi che supera, come ha sempre superato, ogni decenza, e sperpera duemilamilioni di dollari al giorno, dall’altro le superpotenze che per la prima volta da decenni, alle minacce fanno seguire la pace.

Da un lato l’agroindustria che fa sfracelli planetari, in crescendo, dall’altro centinaia di migliaia di associazioni, centinaia di milioni di persone che sanno cosa vogliono e producono bio, si informano su tutto, attuano buone pratiche e sistemi virtuosi, in omaggio al commercio solidale.

Da un lato migliaia di persone con cui finalmente puoi dialogare di tantissime cose: che studiano tutto, che sanno tanto, che praticano molto: che hanno capito la politica, l’economia, la geostrategia, enormemente più di prima, dall’altra torme di persone che sembrano addormentate del tutto, che si infervorano solo per inessenziale, lottano per le inezie, disconoscono il loro ruolo di essere consapevoli adagiandosi in livelli apparentemente sub umani.

Da un lato una tecnologia che avanza a grandi passi e raffinate soluzioni, facendo letteralmente “danzare la materia” (cit. Giorgio Neri) dall’altra il perdurare di tecniche che definir rozze è eccesso di bontà. Si creano da un lato raffinati pannelli FV alla clorofilla, dall’altro si fanno guerre per fare dei buchi per estrarre l’energia solare di 60 milioni di anni fa, per bruciarla in antidiluviani mezzi fermi nel traffico….. affumicandoci….

Da un lato abbiamo accesso ai video in tempo reale di relatori sopraffini di ogni materia, quando vogliamo, a tutte le ore, gratuitamente, dalla quantistica al nutrizionismo più evoluto, dalle riflessioni più sagaci alle dimostrazioni di elettrodinamica, dall’altro milioni di persone che non guardano quelle, e neanche aprono un libro, da anni….

Due spinte laterali, contrapposte, che sembrano inconciliabili, che non sembra possibile siano diventate caratteristiche dello stesso essere, che siano presenti in un’unica specie…

E’ come se stessero creandosi due specie diverse, delle quali una prevarrà, o periranno entrambe.

E’ in corso una speciazione.

Due percorsi che si divaricano, una va verso il baratro velocemente. Un abisso di regimi iperdispotici che sterminano le “unità in esubero”, mantenendo un controllo ferreo e digitalizzato su ogni aspetto del nostro vivere facendo sfocare sullo sfondo come in fin dei conti benevoli i regimi totatitari del passato, dall’altro una solare ipotesi di società finalmente egualitaria dove tutti si da il meglio, ottenendo tutto..liberi addirittura dall’onere quotidiano del lavoro.

Due strade che si divaricano quindi, ma abbiamo un pianeta solo.

Con la mente, coi ragionamenti, con la politica e l’attivismo sembra dura. Impercorribile.

Credo ci voglia una magia.

Il mondo è uno specchio. L’abbiamo visto tante volte.
Se ridi ride, se sei ingrugnato, si ingrugna, se lo contrasti, ti contrasta, se lo coccoli, ti coccola.

Il mondo siamo noi.
Non nel senso che è formato da tutti noi, si, certo, anche, ma non volevo dire questo.

Tutto il mondo è formato solo da noi stessi.
Lui è uno specchio e non può fare a meno di esserlo.

Cambio io, cambia tutto.
Non cambio io, non cambia nulla.

Devo curare questo piccolo pezzo di mondo che sono io.

E tutto fiorirà.

La magia esiste.

Tutto è magia.

Il debito esiste, eccome.

Il debito ?
Esiste, eccome, ed è gravissimo.

I soldi ? Il debito pubblico ?
Ma quale, quelle sono cazzate. Qualcuno ha preso dal nulla dei click, noi possiamo creare dei click, e rimetterli nel nulla.
Para patta e pace. No. Parlo d’altro.

Parlo di un debito gravissimo. VERO.

Quello di intere generazioni che non capiscono un testo in italiano.
Che se fai loro una domanda articolata in tre righe, non rispondono, non perché non sanno la risposta, ma perché non hanno capito la domanda.
Che non esiste la possibilità che facciano un sunto.

Questo risulta dagli esami invalsi di quest’anno.

“Uno studente su tre non è in grado di comprendere un testo in italiano, mentre il livello di comprensione della lingua inglese risulta insufficiente per la metà degli allievi.

Solo due studenti di quinta superiore su tre posseggono alla fine del percorso scolastico le competenze di base di italiano richieste dai programmi scolastici, appena il 65,4%.

Lo rivelano i test Invalsi che per la prima volta quest’anno sono stati svolti dagli stessi ragazzi che hanno appena affrontato la maturità.
Come media nazionale, i risultati delle superiori confermano quelli della terza media (65,6%). Però, se al Nord l’insufficienza grave nelle prove di italiano è al di sotto del 10%, nelle regioni del Sud sfiora il 20%, ed in Calabria supera addirittura il 25. Spiega il direttore dell’Invalsi Roberto Ricci: «In quest’ultima regione è come se uno studente su quattro non fosse andato a scuola». La media nazionale scende ancora se si parla di numeri. In matematica meno di sei ragazzi su dieci possono considerarsi promossi. Situazione che purtroppo peggiora ancora una volta al Sud, soprattutto in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, ove a non avere la sufficienza sono il 60% dei ragazzi. Continua Roberto Ricci: «Le cause sono varie, molto dipende dal contesto e dalla situazione socioeconomica familiare. In alcune aree l’impreparazione è tale che è come se un terzo degli studenti non avesse frequentato la scuola». In pratica questi studenti escono dalle superiori con le competenze che dovrebbero avere in terza media”.

Non sanno nulla. “Ne parlà ne stasse zitti” direbbero a Roma.
Ne far di conto.
Questo è un problema serissimo.

Questo è IL debito.

Cognitivo. Fattuale. Reale.

A cui porre rimedio in tempi strettissimi è d’obbligo.

Stiamo DEformando le classi lavoratrici, dirigenziali, impiegatizie, del domani.

Stiamo DEformando il domani.

Finita la paghetta di papà, questi, che fanno ?

Da pensarci. E di corsa.

C’è stato lo Stato

C’è stato lo Stato.

Ditemi un diritto delle masse, dei poveri, delle donne, dei gay, dei malati, degli anziani, dei bambini, dei disabili…
il diritto alla casa, alla salute, all’assistenza, alla pensione, che si sia ottenuto al fuori dello Stato.

Ditemene uno che si sia ottenuto SENZA lo Stato.
Ditemene uno che sia arrivato dai RE, dai Principi, dai signori della Guerra.
O dai nuovi Re, i Ceo delle multinazionali, i multibilionari, i megabanchieri….

Mai.

Non è accaduto mai.

C’è stato lo Stato, cioè NOI, tutti insieme, che, con tutti i mille problemi, incongruenze, ingiustizie, ci ha, ci siamo quindi, riconosciuti OGNI singolo diritto che ora abbiamo.

C’è stato lo Stato, ma ora non c’è più.

Ce ne sono i brandelli.
Sta sparendo lo Stato, e con lui, fateci caso, svaniscono anche i nostri diritti.

Uno Stato c’è, se ci sono Costituzione, Moneta e Confini.

Siamo allo scontro finale: li vogliono eliminare tutti e tre, e sono a buon punto.

Poi saremo soli, e ci prenderanno uno per uno.
Questo è il loro piano.

Io, ne ho un altro.

Cosa fare degli immigrati ?

IMMIGRATI

Gli africani arrivano qui dopo peripezie e violenze inenarrabili, e vengono buttati per strada. Qui non c’è spazio, lavoro e dignità per i nostri giovani, con tutto che hanno famiglia, casa e spalle coperte, figuriamoci uno senza nulla, lingua, soldi , esperienza e pure nero.
Non ha chance.

Non può che farsi schiavizzare da sistemi più o meno criminali, e diventarne, più o meno, complice. In entrambi fa gioco utile alle mafie varie. A quelle locali per mero sfruttamento in loco, a quella grande, l’oligarchia che l’ha prelevato in Africa, offre su un piatto d’argento il ricatto occupazionale al ribasso e la lotta tra poveri.
Lapalissiano.

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Come dice Konarè, il problema va risolto in Africa, per via geo strategica ma…non “aiutando” l’Africa, ma smettendo di depredarla.
Nel frattempo, ho un’idea su come utilizzare gli immigrati che arrivano a migliaia, soprattutto gli africani.

Per prima cosa, vanno sottratti alle grinfie delle organizzazioni varie che danno loro 2 euro al giorno, intascandosi la differenza milionaria creando miserabili da un lato, criminali ricchissimi dall’altro.
I delinquenti riconosciuti paghino e contribuiscano al bene comune: ai lavori forzati, insomma, insieme a giornalisti mendaci, politici corrotti, teppisti di varie fogge e fenotipi.

Per la stragrande maggioranza di giovanotti di belle speranze, e fisici robusti, e tante donne africane, esseri per lo più meravigliosi, proporrei questa strada.

Li avvierei a una conoscenza diretta di quelle che sono le tecniche per l’avvio del nuovo paradigma: agricoltura sostenibile, gestione delle acque, delle fonti, dei pozzi, dei deserti, selezione agriculturale, costruzione di serre e barriere , innovazione tecnologica, permacultura, autoproduzione- da quella artigianale a quella ad alta tecnologia con stampanti 3D. Scuola, educazione, lingua e storia italiana, storia dell’arte, grafica, comunicazione.

Creiamo nuovi cittadini evoluti e pronti per esser più che utili al mondo che verrà. Che DEVE venire.

Daremmo un mare di lavoro a insegnanti di permacultura, esperti di energia, di fotovoltaico, di acqua, di un sacco di materie. Abbiamo una marea di tecnici a spasso, investiamo dove serve: sul futuro del pianeta.

Quando saranno pronti, esperti e consapevoli decideranno loro se tornare in Africa e aiutarla a risollevarsi, a passare direttamente al benessere sostenibile, al nuovo luminoso paradigma o applicare le loro competenze qui, nella loro nuova patria.
Il mondo avrà bisogno di loro sia la che qua: avranno l’imbarazzo della scelta.

Una delle idee più malsane del capitalismo è vedere le persone come costi, come problemi.

Le persone non sono un costo, sono capolavori unici e irripetibili di consapevolezza e in senso comunitario possono essere, SONO, delle risorse eccezionali.
L’Europa colmerebbe così, tra l’altro, l’enorme, spaventoso debito contratto con l’Africa, da sempre bistrattata, schiavizzata, uccisa , depredata, ferita.

Compito della politica, e di ogni persona di buona volontà, è fare si che si verifichino le condizioni affinché ciò sia possibile, sia realizzabile, duraturo e splendente.

Ci vuole Cuore

ByoBlu ha messo un mio video che non sapevo sarebbe stato trasmesso.
A me piace molto.
E’ proprio quello che penso.

E’ una delle tante peraltro interessantissime lezioni di “Macroeconomia dell’anima” che teniamo presso Facilitascolto, a Roma.
Promotore e ideatore del tutto Guido Grossi, poi c’è
Letizia Mancini che parla di psicologia,
Carmen Romor, fisica quantistica ,
Marco Ubaldini esperto finanziario “etico” e attore.

Grazie ByoBlu.

Cavalli bradi sul raccordo anulare

Abbiamo bisogno di poche cose in realtà.
Energia, cibo, un tetto, e poi affetti, amicizie, letture, interessi, esser riconosciuti e apprezzati, l’amore.
— Le cose importanti per lo più non sono cose.
E questi sono i bisogni veri.
Poi ci sono quelli indotti, dalla pubblicità.

Vediamo una bella macchina, con quei cruscotti di radica…e, come la metti in moto, sei in mezzo a cavalli selvaggi, canyon e donne bellissime.
Facciamo i debiti per comprarla e poi ci ritroviamo sulla tangenziale la mattina, bloccati nel traffico, di canyon e belle donne neanche l’ombra, i debiti si, quelli ci sono…

Oppure quegli aperitivi magici dove sei circondato da amici bellissimi e ridenti. Tu vuoi quegi amici, allora prendi l’aperitivo ma sei da solo, in un baretto un po’ triste….in periferia…..ma come ?

I bisogni indotti hanno due caratteristiche peculiari.

Non saziano.
Non saziano perché ti promettevano tutt’altro, e ti rimane quel senso di truffa, quell’amaro in bocca. L’insoddisfazione semmai è aumentata.

Inquinano.
Buffo questo. Eppure è così. Fateci caso.
I bisogni veri, quelli naturali, che ho elencato sopra, arrivano, danno appagamento, e non producono scarti, se non pochi, e raramente: Un tetto, cibo, energia, libri, affetti, amore, amicizie, che scarti producono ?
Invece le cose che riescono a farci comprare con la promessa di una vita smagliante e di lusso, sarà per l’inganno che vi soggiace, per il dominio dell’apparenza sulla sostanza, per gli imballi sfarzosi, fatto sta che poco dopo quella cosa è rifiuto, non smaltibile, non riciclabile.
Inutile e dannoso.
E per comprarlo abbiamo sacrificato un pezzo di vita: il tempo, cosa davvero preziosa.
La più preziosa che avevamo.

Molto spesso è così.

Dominio di coerenza

Ci lamentiamo dei giornalisti cialtroni, di politici senza etica….
Ne abbiamo ben donde.

Ma..Esiste un interessantissimo paragone con la biologia fine, quella che ha come capisaldi l’epigenetica e la quantistica intesa come campo di coerenza.
In quegli ambiti si è scoperto e dimostrato che tutte le interazioni accrescitive di conoscenza, tutti gli aumenti di coerenza, tutte le armonie e i fattori organizzativi, vengono dal piccolo, e vanno poi al grande. Il frattale che domina tutte le strutture naturali ne è il LOGO, la rappresentazione grafica. Bene.
Nelle umane questioni va alla stessa maniera.
In un campo di coerenza organico, strutturato, cosciente, questi NON sarebbero giornalisti, questi editori non sarebbero tali, chi ora ha il potere NON l’avrebbe, a governare avremmo l’intelligenza collettiva, non l’idiozia di pochi.
L’uomo, la propria storia, il proprio dominio di coerenza, deve ancora scriverla.
Ce la farà ? Non si sa.