No alla farina Manitoba

INTESTINO E LA FARINA MANITOBA

In ogni casa è presente la farina Manitoba e molte famiglie usano la farina Manitoba senza riflettere sugli effetti che la sua alta dose di glutine produce nell’intestino.

La farina Manitoba è ovunque, ci segue ogni volta che mangiamo!Uscire di casa al mattino e fare colazione al bar con una brioche o altra pasticceria composta con farina Manitoba non è una saggia scelta di salute. Oppure possiamo mangiarla con una pizza durante il giorno o con gli amici a cena. E non è una carezza al nostra intestino.FARINA FORTELa farina Manitoba non è adatta all’intestinoE’ una farina di grano tenero (Triticum aestivum) del Nord America. Questo tipo di farina prende il nome dalla zona di produzione dove inizialmente cresceva un grano forte e resistente al freddo: Manitoba, vasta provincia del Canada, che, a sua volta, prende il nome dall’antica tribù Indiana che l’abitava. E’ una farina “forte” (in inglese “strength”) per il elevato contenuto in proteine insolubili (glutenina e gliadina).Per definire la “forza” di una farina si usa il coefficiente “W”: più alto è il valore, più la farina è forte. Una farina debole ha un valore W inferiore a 170 mentre la Manitoba ha un valore W superiore a 350. Attualmente si definiscono come Manitoba tutte le farine con W superiore a 350, qualsiasi sia la zona di produzione e la varietà di grano con la quale viene ottenuta la farina.La caratteristica principale di questa farina è di contenere una grossa quantità di proteine insolubili (glutenina e gliadina) che, a contatto con acqua o altro liquido nella fase d’impasto, produce glutine. Il glutine forma una tenace rete che, negli impasti lievitati trattiene i gas della lievitazione permettendo un notevole sviluppo del prodotto durante la cottura; nel caso delle paste alimentari trattiene invece gli amidi che renderebbero collosa la pasta e permette una cottura al dente.

DOVE SI TROVA

Si trova in confezioni industriali e anche in pacchi per uso domestico.

Molte famiglie usano la farina Manitoba senza riflettere sugli effetti che l’alta dose di glutine produce nell’intestino. In Italia, dove per legge la pasta si può produrre esclusivamente con il grano duro, è adoperata nell’industria della pasta all’uovo. I mulini spesso la adoperano per “tagliare” altre farine, aumentando in questo modo il coefficiente W totale della farina. L’impasto fatto con la Manitoba risulterà più elastico e più forte, adatto per la lavorazione di pane particolare (baguette francese, panettone e pandoro), della pizza, delle ciaccie o torte al formaggio e di particolari paste alimentari, pani speciali.SEITAN e sai…cosa mangi?La Farina Manitoba viene utilizzata anche come base per la preparazione del SEITAN, alimento che viene anche definito come “Carne Vegan”. Consiglio ai vegetariani e alle persone che consumano seitan di riflettere su questa loro scelta alimentare. Il seitan è un concentrato di glutine. Un eccesso di glutine, ripetuto nel tempo, provoca una aggressione ai villi intestinali, che sono le porte attraverso le quali le molecole nutrienti introdotte con la alimentazione entrano o non entrano nel nostro sangue. Il glutine altera in profondità i villi e i microvilli, gli enterociti della mucosa dell’intestino tenue. Con il tempo e con dosi elevate giornaliere di glutine una persona può sviluppare la celiachia con anticorpi positivi al morbo celiavo (anti gliadina, anti endomisio, anti-transglutaminasi) oppure può andare incontro alla sindrome GLUTEN SENSITIVITY (anticorpi negativi ma sintomi della celiachia).

Consiglio di chiedere al proprio fornaio, pasticciere, pizzaiolo …se usa o non usa farina Manitoba.

Se la usa consigliate di smettere l’uso per garantire la salute pubblica.

La salute nasce da un intestino sano.

Buona giornata in salute.

Non sappiamo nulla

Chi studia un po’ di tutto, arriva a una conclusione ben definita: non sappiamo nulla.

Guardando il cielo credevamo quelle lucette fossero buchi nella volta celeste, poi abbiamo capito fossero astri, ora sappiamo che stiamo guardando, praticamente, nel tempo. Però ora sappiamo anche che il 97% di ciò che sappiamo esistere, è materia oscura ed energia oscura. Cioè non sappiamo cos’è.

Se guardiamo nel piccolissimo invece, nelle cellule, leggiamo il Dna. Il prodigioso riassunto di un miliardo di anni di vita arrotolato in un piccolissima spirale, di cui nel nostro corpo abbiamo circa 50mila miliardi di copie. Qualcuno ha calcolato che il dna di tutti gli abitanti del pianeta, e di tutti gli essei umani mai vissuti sul pianeta, entrerebbe in una tazzina di te. Se invece legassimo uno all’altra le 50mila miliardi di spiralette di dna che abbiamo dentro il nostro corpo, in una unica collanina, queste potrebbe andare dalla Terra alla Luna centomila volte. Dopo aver letto tutto il genoma umano però, abbiamo capito a cosa serve, più o meno, il 3% di quello. Il 97% è per noi oggetto oscuro. Non sappiamo a cosa serve né come funziona.

Se guardiamo nell’antro misterioso del nostro cervello, nelle sue interazioni col resto della fisiologia, con l’intestino e col cuore, cercando di capire come questo crei conscio , subconscio o inconscio, il buio è assoluto. Non ne capiamo nulla.

Alla luce di ciò sembrerebbe assolutamente doveroso astenersi da interventi e tentativi di modifica e, comicamente, di miglioramento da parte nostra, di un sistema, la nostra salute per esempio, ma per estensione a tutta la natura: anche una zanzara o un tulipano e milioni di volte più complesso della più complessa cosa che sappiamo fare.

Come si può pensare di modificare in meglio una cosa la tecnologia alla quale soggiace ci è sconosciuta al 99% e palesemente sovrasta di decine di ordini di grandezza la nostra ?
Invece lo facciamo. Con arroganza incredibile ci attribuiamo il potere e asseriamo essere conveniente modificare meccanismi la cui complessità ci surclassa del tutto e gli effetti della modifica dei quali non siamo assolutamente in grado di prevedere.

Perchè ?

Perchè la natura non è brevettabile, le modifiche si.

Una piantina è di tutti, una piantina creata in laboratorio, e i miliardi di piantine che ne deriveranno, sono di chi l’ha brevettata.
Il dna di ognuno il suo, è natura, è libero, è di tutti. Il Dna modificato è di chi l’ha modificato.
Un virus, un batterio, è un incidente, un messaggio che la natura fa girare tra le sue creature, è di tutti e teleonomicamente utile a tutti, un virus creato o ingegnerizzato da alcuni crea gli “utili” di costoro, a danno di tutti gli altri.

Stanno letterealmente brevettando la vita, sostituendosi al creatore.

Un uomo è un episodio unico e irripetibile di consapevolezza. Un uomo col dna modificato è di chi l’ha modificato.

Questa è l’apoteosi dell’economia di predazione; dove si prende una cosa che è di tutti e con una piccola modifica, sicuramente peggiorativa data l’ignoranza sublime del laboratorio in questione rispetto alla sublime intelligenza della natura, la si rende di qualcuno, di una società.
Lei e tutti i suoi discendenti.

Peggio di questa appropriazione predatoria c’è solo l’omologazione che ne consegue.

La diversità è bellezza in estetica, è gusto nel cibo, è salvezza nella comunicazione.

Immaginate di vedere sempre lo stesso viso o quadro, mangiare lo stesso cibo e ricevere sempre lo stesso messaggio. Per sempre.

In biologia la diversità è sinonimo di Vita.

Salvare quella o salvare noi, è la stessa cosa.
Ecco perché, per prima cosa noi dobbiamo essere diversi.

Grazie a Dio, ci riusciamo.
Diversi e connessi.

Ci vogliono omogenei. Perchè ?

Che relazione c’è tra la gendermania, l’immigrazione forzata, i vaccini, i vari pass e la “buonascuola” ?

Apparentemente nessuna.  Forse sfugge.

Invece c’è.

L’idea precisa mi è venuta studiando la fasi critiche di un bruciatore, di un gassificatore rivoluzionario che potrebbe in un sol colpo risolvere i problemi di smaltimento dei rifiuti, senza inquinare, e farmi ricco.   Ce l’ho già, é pronto, collaudato, testato, ecc.

Ma veniamo a noi. 

Secondo Ivan Ilich “l’uomo, per la megamacchina, è materia prima”. E lo vediamo bene. La maggior parte delle transazioni, degli affari, delle quote, degli spostamenti delle merci, delle produzioni, dei documenti, delle certificazioni, delle statistiche, dei numeri, dei contatti, delle risposte, è preparato, compilato e ci viene trasmesso da macchine.  Tutto si sposta e cambia di proprietario anche dieci volte in un ora: navi, container, azioni, aziende, derrate, miniere, terreni….

Tutto si sposta nello spazio fisico e nelle proprietà immateriali in base a decisioni prese da computer, a loro volta ormai programmati da macchine che scrivono flussi e software: Intelligenze artificiali autoapprendenti.    Questa è la mega macchina che manda avanti il mondo: I sistemi elettrici, di approvvigionamento, elettronici, informativi e informatici, i treni, gli orari, gli aerei, le rotte di tutto, dal petrolio al salmone, all’avocado.

In questa bellissima storia, l’uomo non c’è più.

Una piccolissima schiera di uomini e pochissime donne decidono come impostare , a volta la megamacchina, come indirizzarla, gli altri, gli ininfluenti, della megamacchina sono materia prima.

Ma la materia prima delle macchine deve essere omogenea. Sminuzzata, di amalgama certo, di fluidità conosciuta, i parametri della consistenza chimica e fisica assolutamente all’interno di soglie ben precise. Sempre uguale al campione iniziale.  Se in un motore si inserisce un combustibile di cui non conosci le specifiche, densità, propensione all’autodetonazione, temperatura critica, ecc. La macchina funzionerà male , non renderà, produrrà sottoprodotti tossici e a volte esploderà. 

Tutte le operazioni, le tendenze di cui sopra, il gender, l’immigrazione forzata, la guerra alla Russia ora e alle culture in genere sempre, alle identità, la “buonascuola” che sforna somari a più non posso, hanno un fine bem preciso: omologare. Renderci tutti uguali, né proprio bianchi nè proprio neri, né etero ne gay, niente di definito, ne europei ne asiatici, un po’ africani ma sradicati; senza lingua, senza dialetto nonne e tradizioni, senza paese d’origine ne radici, senza relazioni , senza storia. senza consapevolezza di un tempo che fu, senza desideri né reclami, senza diritti nè ricordi di averne avuti, senza cognizioni del passato, immersi in un eterno presente, senza futuro. Senza proprietà, senza casa e per lo più senza famiglia.

Perfetti. Omogenei, fluidi, scorrevoli, conosciuti e misurati fin nell’animo, o quel che ne rimane.

La materia prima perfetta

Ma ……. è i vaccini ?

Colpo di genio quello.

In una sola operazione sono implementate diverse ghiotte occasioni. I vaccini indeboliscono, quindi rendono più malleabile la materia prima, l’ “homo ininfluens”,  Homo ininfluens ora serve meno. Di homo ininfluens ne servono di meno per meglio dire. I vaccini ne riducono  il numero e neanche in maniera indistinta. Gli asiatici già abituati a obbedire e comunque privi di diritti da sempre rimarranno numericamente gli stessi. L’Africa che della parola “diritti” non sa neanche il significato va al raddoppio. Da 1,25 miliardi a 2 miliardi e mezzo.  l’Europa si dimezza.

Non solo.

Il vaccino  serve a ridurre la quantità ora esorbitante di ininfluenti si, ma soprattutto serve a certificarli. Mette in ognuno di loro un misuratore , un PASS, che dice se vanno bene. Per ora dice solo se hanno fatto uno, due, tre o quattro iniezioni prescritte.

A breve  il PASS dirà se vanno bene chimicamente, fiscalmente, economicamente.  

In breve, diranno se siamo conformi alle specifiche che la megamacchina esige.

Come bauxite per l’alluminio, come sabbia per il vetro, come rottami per il ferro, i sistemi di analisi della megamacchina  diranno se serviamo, o se andiamo subito smaltiti.

Prima immersione

Una cosa che mi è successa.

Anni fa. Era il 1992.

Prima immersione con le bombole della mia vita, a Porto Cesareo. Metto muta, pesi, ecc. e vado giù come un sasso. Mi appoggio al fondo, come una tartaruga a pancia in su.

Mi arrampico come un granchio sugli scogli e riemergo; Levo la metà dei pesi. Mi ributto, e rivado giù, però di lato: li avevo tolti tutti da una parte…..!

Nel frattempo l’amico che mi faceva da istruttore se n’era andato: un pazzo. Mi riarrampico, aggiusto i pesi e riparto..Ma non era di questi goffi tentati suicidi che volevo parlare ma di un’altra componente dell’immergersi.

Alla fine raggiungiamo con la barca il luogo dove avviene l’immersione vera, una antica città greca sommersa: ci scambiamo alcuni accordi sui segnali, sulle emergenze, sul GAv, andiamo. Dobbiamo stare un’oretta e un quarto. A pochi metri di profondità, una ventina al massimo.Dopo poco, uno fa il pollice in su: emersione !Gonfio un po’ il Gav e vengo su, e poi domando cosa è successo: “è finito il tempo”.EHHHH !Assurdo. Avrei detto fossero passati al massimo venti minuti, a dir tanto.

Successe poi sempre così, solo che lo sapevo. Una volta a La Digue, col mio amico puffo, che ora non c’è più, decidiamo di uscire attraverso onde che si infrangono sugli scogli, non facile, è tutto bianco, non si vede nulla. Azzardiamo, andiamo.Poi si è subito in nuvole di pesci azzuri elettrici, murene a righe, rincorriamo una tartaruga, rientriamo usando onda lunga e potente….Avrei detto mezz’ora. Erano passate due ore e mezza, imbruniva, sulla spiaggia ci cercavano con un po’ di ansia…I miei orologi interni in acqua si assestano su fondamenti temporali assolutamente diversi.

Torno pesce, anche se imbranato, con un codice temporale lentissimo, acquatico, commuto frequenza. Nel mio Dna da qualche parte c’è scritto che in mezzo a tanta acqua e luce di quel tipo scattano porzioni genetiche di controllo basate su scansione e bioritmo di milioni di anni fa. Questo codice giace nelle pieghe ribonucleiche, sopito, ma sempre pronto ad attivarsi quando qualcosa dice alle mie cellule: sei pesce ! Siamo il frutto commovente e irripetibile di porzioni illimitate di intelligenza, amore e consapevolezza.

Spesso, se non siamo ciechi, la meraviglia attorno a noi viene a ricordarcelo.

Una sola parola: grazie.

A volte parlo di biologia

A volte parlo di biologia o di fisica. Ne traggo spesso paralleli per me enormemente interessanti con altre branche del sapere, come la sociologia o la politica.

Mi interessa la scienza di frontiera. Così come per la fisica dove la quantistica ha ribaltato molti assunti, così in chimica fine, in biologia e quindi anche in medicina.

Una volta stabilito che tutto è collegato con tutto, come dice la quantistica, che tutto tiene memoria di tutto, come dice la chimica fine o l’elettromagnetismo molecolare, così in medicina il dottore che analizzasse gli organi per come separati, non avrebbe nessuna possibilità di fare diagnosi sensate, ancor meno di trovare rimedi vittoriosi; il massimo risultato sarà la cancellazione dei sintomi, cosa che con la guarigione ha rapporto nullo se non controproducente.

Vengo attaccato.

Quando riporto pareri di scienziati di cui ho letto i libri, che parlano dell’intelligenza delle piante, del dna, della saliva o della strapotenza magnetica e comunicativa dei funghi, mi deridono.

“Ma dove hai studiato ?” – “Ma cosa leggi ?” – “In che cosa è laureato lei ? ” con qualche emoticon derisoria.

Non mi offendo. E’ impossibile offendermi.
Mi secca solo perdere tempo e farlo perdere a chi legge, per controbattere o bannare interventi insulsi.

Però è interessante. Perché mi attaccano ? MI ricorda quando parlavo di moneta, di sovranità, di costituzione, di legittimità….. venivo attaccato da chi si era bevuta per anni la narrazione dominante, e mi diceva :” si…adesso creiamo il denaro dal nulla, come a monopoli……”. e ridevano.
Una delle cose più gravi che l’ignorante non sa, è di non sapere. L’ignoranza “vera” non ha nessuna coscienza di se, in altre parole.

Infatti c’è un parallelo ben stringente.

C’è gente che si è abbeverata talmente tanto alla fontana della menzogna, e parlo della politica, o dello scientismo, che odia chi gli dice che le cose sono cambiate.

Che abbiamo scoperto che esiste ben di più, e ben più articolato

La stessa visione newtoniana, la geometria euclidea, la medicina classica allopatica, deleterministica, scientista, sono obsolete, ma loro non lo sanno.

Hanno studiato biologia all’Università magari e quando parlo loro di epigenetica, impazziscono , per esempio. O quando riporto il fatto che il Dna è un’antenna, che non manda solo indicazioni alle proteine, ma ne riceve eccome e si modifica. Quando poi dico che siamo energia, frequenza, non altro, van fuori di testa.

Oso offendere il loro Dio, il Dna. E il loro credo: la materia, e gli unici delegati a evidenziarne i contorni: i numeri.

Invece le cose stanno proprio così e tutti, ma dico proprio tutti i trenta libri che ho letto negli ultimi tre anni concordano pienamente, anche se scritti in luoghi e periodi diversi del tempo e del pianeta e provengano da scienziati e divulgatori di diversissime estrazione e competenze….

Da Eckart Tolle a Erica Poli, da Emilio Del Giudice a Massimo Citro, da Masaru Emoto a Bruce Lipton, da David Bhaerman a Candace Pert, da Vittorio Marchi a Corrado Malanga, da Linne Mc Taggart a Jung a Fritjiof Capra..

Specifichiamo però questi tre termini. Scientismo. determinismo e riduzionismo.

Lo scientismo affligge coloro che pensano che la scienza sappia tutto, sia perfetta e compiuta. Certa e sicura. Ferrea. E abbia raggiunto la perfezione. Le cose stanno così’ e punto.

Il determinista è convinto che, avuta una massa di dati sufficiente, si possa determinare da li in poi, come andranno le cose con esattezza.

Il riduzionista pensa che un organismo complesso sia smontabile in pezzetti piccolissimi di cui a seguire poi saranno svelati i meccanismi, e il sistema nella sua interezza a quel punto non avrà segreti.

Sono idiozie. E la scienza di frontiera lo sta dimostrando, lo sta provando, lo sta verificando con esami, prove in doppio cieco, controprove.

Effetti placebo e nocebo più reali della realtà. Esiste di tutto, ma ne vediamo una porzione minuscola, anzi, vediamo una porzione piccolissima dell’ombra di ciò che ci è dato percepire che è una frazione minima di ciò che c’è.

Siamo in un mondo NON di oggetti, ma di relazioni, addirittura la realtà, quella VERA, è sullo sfondo, e ciò che osserviamo ne è solo la realizzazione olografica della nostra mente, così come lo vogliamo, lo immaginiamo, siamo pressappoco in un sogno…. per lo più.

A molti non piace. Molti hanno paura, molti sono ignoranti davvero.

Credo si questo il motivo per cui mi attaccano.

E c’è dell’altro. La nuova visione dell’epigenetica, del campo, o del campo zero che sto studiando ora, è in conflitto totale con la fase deterministica che caratterizzò il periodo in cui le tesi di Darwin imponevano la loro visione: la selezione naturale spietata e letale sterminava a piè sospinto i “meno adatti”. All’oligarchia latifondista prima, industriale poi, finanziaria ora non parve vero di applicare questa “eugenetica” alle questioni sociali.

Non sembrava loro vero che arrivasse in loro soccorso una scienza che giustificava i loro crimini, e del fatto che miliardi di altri esser senzienti, di cui molti umani, soffrissero, non era più colpa loro: “sei sotto, soffri ? si vede che eri meno adatto. Soffri e zitto”.

Se la competizione è l’unico paradigma e la sua premialità in solido, il denaro, è il nuovo Dio, e se anima , spirito e “al di la” sono aboliti, in effetti, perché farsi tanti problemi ?

Non era così. Non è così.

Non so cos’è l’aldilà, e neanche ho chiare le idee sull’anima e sullo spirito, ma so per certo che quello che vediamo ed esperiamo è poca cosa.

C’è dell’altro, molto altro. Anzi, il grosso è di la della nostra comprensione e visione.
Siamo anima per lo più, siamo qui per esperire ciò che da pura anima non potevamo provare. Credo.
Ecco, forse mi attaccano perché dell’anima non vogliono sentir parlare, come bambini hanno paura del buio…
e invece il buio ce l’hanno dentro, con la loro anima non parlano da anni, e ora ne hanno paura…

E siccome hanno studiato all’università, magari sono anche laureati, non sanno neanche di non sapere.

Io, almeno quello, lo so.

Le ghiande e Cairns

Parlando di ghiande….

“Pensare che in una ghianda c’è scritta una quercia, una foresta…..” dice un amico….

Ma non solo la ghianda ma ognuna delle sue 1,875×10⁹ cellule riporta la ghianda, la quercia e l’intera foresta, come sequenza di potenziali “behavior pattern” cioè moduli comportamentali attivabili, cioè il DNA. Quali attivare, in che sequenza, lo decidono invece gli attuatori che sono circa 100mila per ogni cellula, sono sulla membrana e agiscono in base a cosa arriva, dall’ambiente, che al 99,9% è una altra cellula adiacente. Quindi in ogni ghianda ci sono scritte 1.875.000.000.000 volte le istruzioni su come fare una ghianda, una quercia, una foresta ma anche come modificarla, in che modo e in che tempi se cambia l’ambiente…. non aspettando un errore del RNA che , guarda caso, migliori per fortuna le possibilità di sopravvivenza della ghianda, ma attivando, in caso di stress, vorticose variazioni di replicazioni nella zona interessata ai comportamenti inerenti la sfera d’azione dello stress in oggetto, al calare dello stress, le replicazioni si interrompono, la sequenza “vincente” viene inglobata nel DNA ristrutturato e tale variazione viene trasferita alle ghiande a venire, alla discendenza, a tutte le foreste che verranno ….

Mio riassunto libero delle scoperte di John Cairns.

Tali scoperte hanno implicazioni clamorose anche per motivi importantissimi che riguardano non le ghiande, ma noi. Prima cosa i tempi di evoluzione diventano più veloci di diversi ordini di grandezza, poi si evince una intelligenza sublime di fondo che non lascia più nulla al caso, (con buona pace di Jacques Monod . “Il caso e la necessità”) ma soprattutto questa implementazione dell’epigenetica dice che ciò che faremo, che saremo, felici o smorti, attivi o passivi, vincitori infine o tristi, non è scritto nel Dna, quelli sono i mille e mille sentieri imboccabili, ma quale imboccare sta a noi, minuto per minuto….

Sta a noi.

Ma c’è addirittura ancora di più….
Il dna di ogni cellula , allungato, arriverebbe a un metro e mezzo, calcolando che ne abbiamo 50 trilioni, potremmo annodandoli, fare dalla Terra alla Luna centomila volte.
E il DNA è un’antenna. Il Dna “sente” recepisce messaggi….. e ne trasmette anche…. da ovunque, e soprattutto, dal nostro pensiero….. che come ormai sappiamo, e Giordano Bruno sapeva già nell’anno 1600, CREA la realtà.

(https://en.wikipedia.org/wiki/John_Cairns_(biochemist) )

I semi e la saliva

Le piante dispongono di una intelligenza che travalica ogni nostra comprensione. Se bagnate un seme di una pianta commestibile con la vostra saliva, e lo mettete nella terra, accadrà qualcosa di assolutamente miracoloso.
Il seme leggerà il vostro Dna e strutturerà la propria impronta genetica per diventare un super cibo adatto a compensare ogni richiesta, carenza e deficienza che il vostro Dna avrà segnalato.

Questo è dovuto alla infinita intelligenza del mondo naturale.

I semi e la saliva..

“I semi che, bagnati dalla saliva, modificano la loro struttura genetica per diventare super cibo adattato ai nostri bisogni, carenza, richieste….”

— Che indicazioni sociologiche, scientifiche, etiche, politiche, olistiche se ne possono desumere ?

La prima informazione che se ne può dedurre è che la Natura è competitiva a tratti ma per lo più chi raggiunge il successo sul lungo termine, lo ottiene con la collaborazione.
Le piante, all’apice della loro catena da miliardi di anni, ne mantengono saldamente il comando. Se venisse un alieno sulla Terra, ad onta degli sforzi che profondiamo e dei disastri che ne conseguono, in una visita frettolosa concluderebbe che la Terra è un pianeta prettamente vegetale. I vegetali sono potentissimi e colonizzano in minuti, ore o giorni qualunque landa noi si lasci tranquilla anche per poco. Da un buco, a una grondaia. Nel deserto stesso dopo la pioggia è tutto un fiorire. Semi sono germinati dopo due millenni… Insomma, ai vegetali non verrebbe mai in mente di fabbricare motoseghe o armi atte a distruggere loro stessi o l’ambiente che ne permette vita e prosperità.
Anche gli ambienti più degradati, se abbandonati dall’uomo, diventan verdi e floridi in un lampo….

Anzi…

Hanno fatto e fanno di tutto per far si che l’ambiente possa accogliere loro ma anche specie diverse e addirittura specie diversissime, come gli animali, e infine noi, che poi abbiamo inventato disboscamento e motoseghe e incendi… ma fa niente: E come se le piante sapessero che ad onta di quanto si possa desumere più è larga la base della piramide sulla quale sono assisi loro, i vegetali, più è certa e sicura e proiettabile nel futuro la loro sopravvivenza. La loro eccezionale varietà non teme Homo, sapiens o stultus che sia…. Anzi, la catena trofica che interlaccia scarti animali , ciclo dell’azoto, e bisogni delle piante, e all’inverso la loro capacità di creare ed essere cibo per noi, è quanto di più “razionale” , anzi, “intelligente” si possa creare.

e poi..

la cura di chi ci è a fianco, anche se momentaneamente molesto, è una garanzia per il futuro.

Le piante insomma ci insegnano con questa storia della saliva e un milione d’altre, che la sintonia, la collaborazione, e potremmo dire l’amore, è la base relazionale che l’infinita intelligenza ha deciso esser vigente e vincente. La impone come inevitabile e obbligatoria, pena la dismissione….

Darwin, o meglio, le interpretazioni dei suoi epigoni, tutti pronti a trasferire nel sociale la grande “verità” che l’unica legge è quella del più forte, e che il debole deve soccombere, e che sia giusto così, che l’unica carta giusta per loro sia la competitività, sono sconfitti dai fatti , dalla logica e dalla scienza.
La competitività significa indebolire i sistemi adiacenti, stringere la base della piramide per salire, e infine trovarsi molto in alto, su una cosa stretta stretta…. il capitombolo è inevitabile…e letale.

Infatti…

Siamo strutturati per collaborare ed essere equanimi. Ora ce lo siamo scordati e siamo deboli.

Le piante collaborano con tutti, ecco perché sono al vertice della loro catena da 3 miliardi di anni e sono ovunque, più sane e forti che mai. Circondate da milioni di altri esseri che da loro dipendono ma danno loro cibo ed energia. Una fittissima e infrangibile rete contro ogni caduta….

Noi invece siamo qui da soli duecentomila anni e se dovessi giurare che tra mille, ma anche 500, o 100 anni saremo ancora qui…..la realtà potrebbe incaricarsi di dichiarami spergiuro….

Gli altri siamo noi e le piante lo sanno….

G5

Carri armati, fanterie, bombe e bombardieri sono medioevo.

La guerra moderna si sta spostando nello spazio ma ora è basata e misura la sua efficienza, precisione e infine la possibilità di vittoria su missili, e su sistemi “intelligenti” d’arma, tutti collegati e comandati da remoto.
Il tutto esige enormi quantità di dati accessibili in tempo reale.
Il tutto esige una banda passante enorme.

Chi possiede la banda passante più forte ha molta più conoscenza, più ricognizione, più dati, più mira, più efficacia.
Lui colpisce prima di esser colpito, gli altri no: soccombono.

Il 5G ha finalità prettamente belliche.