Siamo luce Popp

Siamo luce

Popp

Uno scienziato estremamente meticoloso e fantasioso. Studiava la relazione tra chimica e luce.
Prendeva sostanze le più varie, e le illuminava con ultravioletti, infrarossi, luci del mattino… alogene.
Un giorno aveva scoperto che un idrocarburo estremamente tossico, il benzo (A) pirene, una delle sostanze più cancerogene tra quelle conosciute, esposto alla luce ultravioletta, si comportava in maniera davvero originale: riceveva la luce a una certa frequenza ma la rifletteva, la rimandava a una frequenza assolutamente diversa.
Come se un agente segreto criptasse un segnale dopo averlo intercettato. Fece la stessa prova con una sostanza assolutamente simile, che differiva solo per una legame chimico molto marginale, il benzo (E) pirene, scopri che questa rifletteva la stessa luce che aveva ricevuto, senza variazione alcuna.
Questa seconda sostanza era completamente innocua per l’uomo.
Estremamente incuriosito si mise a giocare con molti elementi chimici e con la luce. Da li a poco era in grado di sapere in anticipo quale sarebbe stato cancerogeno o innocuo solo vedendo quali cambiavano la frequenza della luce in riemissione, e quali no. I secondo erano sempre innocui, i primi, letali.
Questi composti tra l’altro reagivano a una precisa frequenza. , 380 nanometri. Si mise a studiare microbiologia e scopri la “fotoriparazione”. Se si danneggia una cellula, distruggendone il dna anche al 99% tramite esposizione agli ultravioletti, , la si può riparare in un sol giorno, esponendola alla stessa luce, ma di intensità bassissima, una specie di omeopatia luminosa. Nessuno ha ancora capito come ma la cosa funziona ed è comunemente accettata.
Popp indagando scopri che la frequenza migliore per le fotoriparazioni, è proprio di 380 nanometri, proprio quella che i cancerogeni tendono a rimescolare….e variare.
Non poteva essere un caso.
Ma c’era un quesito grande come una casa.
Nei laboratori si esponevano le sostanze alla luce, ma qui si parlava di cellule all’interno del corpo umano.

C’era luce dentro di noi ?
E dove ? Come ?

Quando sottopose l’ipotesi che dentro di noi ci fosse luce, la derisione degli altri scienziati fu generale.

Gli credette sono madame Curie, che però mori poco dopo, poi un certo Ruth, ricercatore dotatissimo, che costruì un fotorivelatore così sensibile da riuscire a contare i fotoni.
La luce c’era. Debolissima, ma c’era, ed era ovunque, e si scoprì che serve addirittura per far si che le molecole comunichino tra loro in tempo reale, tutte insieme, senza aspettare le reazioni chimiche da una alla seguente che farebbero si che per alzare un braccio ci vorrebbero ore e ore.
Era nata la biofotonica.
La cosa strana è che l’emissione di luce è inversamente proporzionale alla complessità ed evoluzione di un sistema biologico. Ma è trasmissibile. Se mangiamo un broccolo, che è molto luminoso, ingeriamo oltre alla chimica, alle vitamine e proteine, anche la luce, che è vera informazione oltre che energia.
Anni dopo nasceva la scienza dell’informazione, dove infatti informazione ed energia sono sinonimi.
In fisica lo erano già luce e energia, quindi l’energia è tutto, e la luce anche.

Da qui si dipanano mille storie, tutte meravigliose, tutte luminose..me le andrò a studiare..

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