Un vitellino

Una storia che m’è successa.

Sono a Treviglio, un paesino minuscolo sulle montagne dell’appennino parmense. E’ il paese dove è nata mia mamma, dove passo le estati, dove sono accumulati un grandissimo numero di ricordi. Sono già grande, è l’89, e sto andando in un lungo viaggio che mi porterà in Jugoslavia, che ancora esiste ma salterà l’anno dopo – Kossovo, Macedonia, e poi Salonicco, Calcidica, ecc.
Mi fermo al mio paesello.

Una mucca incinta aveva problemi.
Arriva il veterinario, guarda e vede che il sacco si è attorcigliato: il vitellino non uscirà mai. Morirà lui , e la mucca, se non si interviene.
Allora ci organizziamo. Cioè, si organizza tutto il paese che è di sei persone.
Il veterinario infila il braccio, quasi tutto, fino al sacco, e noi, non è una barzelletta sui carabinieri, giriamo la mucca. È relativamente facile farle passare le gambe sopra, ma quando devi far passare una mucca di 400, 500 chili, sulle sue gambe, stando in mezzo a paglia e letame scivoloso, è impossibile. Invece ce la fai perché ce la DEVI fare. Il veterinario tiene fermo il sacco e lo srotola mentre la mucca fa un giro completo.
Poco dopo esce il vitellino, facciamo un quadrato con le balle di paglia, lo asciughiamo con altra paglia.
Siamo felici. Felici.

Apriamo finalmente il portone della stalla, e l’alba.

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