Dazi amari ?

Meglio i dazi o il mercato globale ?

Eh, vista così, i dazi ci ricordano tempi poveri, le tasse, le gabelle, “un fiorino”….
Il mercato globale invece ci prometteva di poter comprare tutto sempre. L’uva a natale, la roba cinese a un euro, poter vendere a Taiwan o in California….
addirittura andare a Edimburgo a mangiare il famoso Kebab.
Che dire ? ci sono pro e contro. “difficile scegliere”.

Sembrano dubbi legittimi. Peccato che non lo siano.
Li può avere solo chi non sa come funziona.
Chi ha osservato un po’ i flussi, dubbi non ne ha.

Il mercato globale ha reso tantissimo a chi ha cominciato a spostare le cose da una parte all’altra del pianeta.
Non ha reso nulla né a chi la produceva né a chi la consumava.
Ha reso un inferno la vita a chi la roba la fabbrica e ha impoverito la vita dei paesi dove la roba arriva che hanno perso il lavoro.

Il mondo della fabbricazione, Cina, Laos, Vietnam, Filippine, Indonesia, India, Messico, Colombia, quello che era il terzo mondo, ora è il primo mondo dello sfruttamento, dell’inquinamento, della disparità sociale.
Il mondo del consumo, quello che compra, ora è senza lavoro e con mille problemi.

Il mondo ricco quindi non ha esportato benessere, ma ha importato miseria.

Il vecchio capitalismo aveva un obbligo: quello che produceva doveva venderlo agli abitanti della sua stessa nazione per lo più. Gli operai dovevano essere quindi ben pagati, altrimenti la model T a chi le vendeva Henry Ford ? Agnelli doveva per forza costruire l’autostrada del Sole e Sestriere, ma doveva anche pagare benino gli operai, se no le 500, le 600 le 127, le 128, la 125,la 131 ecc. a chi le vendeva ?
Idem per tutto il resto. Fu, in questo senso, una festa un po’ per tutti. Certo, chi più chi meno.

ll mercato globale, la Globalizzazione, ha tolto questo freno ai padroni: ogni industriale ha dovuto di colpo pagare il meno possibile i suoi operai per vendere sui mercati esteri, o comunque vendere sempre a meno perché arrivavano i prodotti da paesi lontani, di industriali che laggiù facevano lo stesso ragionamento.

L’uomo operaio non è stato più uomo-operaio-cliente, ma solo uomo-operaio, poi solo operaio, poi solo un costo.
I costi se vuoi sopravvivere nel mondo globale, si abbattono. L’operaio è stato abbattuto, eliminato quando possibile, fatto entrare in competizione coi vietnamiti, con bambini indiani, coi robot…. con paesi dove c’è un millesimo delle regole, che sono i nostri diritti: i nostri diritti sono quindi evaporati…..

In una cosa gli emisferi erano d’accordo: Entrambi accaniti all’unisono solo in una cosa: la distruzione del pianeta.

Per battere l’altro abbiamo iniziato a produrre una quantità sterminata di cose inutili, usando e abusando l’indispensabile….
per portare da una parte all’altra del pianeta miliardi di tonnellate di tutto, si è sprecato il rimanente…

Questo è.

La globalizzazione è stata l’apoteosi della competizione.
Tutti contro tutti, e tutti insieme contro il pianeta.

Dobbiamo cambiare, altrimenti verremo dismessi.

Il nuovo respiro di questa consapevolezza sembra flebile ancora, ma non lo è.
Basta chiudere gli occhi, a volte, per sentirlo arrivare.

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