Numeri

Numeri

I più semplici.

Pitagora.

Prendo un quadrato, con lato uno. Un metro, un centimetro, un anno luce, non importa.

Stante Pitagora, la diagonale sarà pari alla radice quadrata della somma dei quadrati costruiti sui cateti, quindi 1+1= 2. Radice quadrata di due.

E qui, subito, impazzisce tutto. La radice quadrata di due fa 1,414213562….ma, se continuiamo a calcolare, non accontentandoci delle 9 cifre riportate, vediamo che il numero non finisce. Si riempono fogli, libri interi, librerie….ma i numeri continuano a fluire….senza fine.
Ma……allora ?
Anni fa si è arrivati a 10 mila numeri dopo la virgola.
Qualche anno fa, computer a 3 miliardi….
Tre miliardi sono tanti. Sono un MILIONE di pagine piene di numeri….ma soprattutto, non indicano più niente: non c’è niente nel mondo reale di così piccolo.
Facciamo una prova. Se il lato lo prendo più grosso possibile: lo faccio grande come l’universo. 14 miliardi anni luce, che scritto in chilometri è uno sproposito, sempre mi ritrovo con miliardi di numeri dopo la virgola, ma bastano le migliaia a farmi esser più piccolo dei quanti, sono già in ciò che non c’è….la materia è finita….

Facciamo un’altra prova. Diamo per definita la diagonale. Mettiamo sia 100. Metri, atomi, mattoni, non importa: di quanti metri, atomi o mattoni sarà il lato ?

Niente, Sono da capo. Viene fuori un altro numero che non finisce più. Non finisce MAI……

Ma, visto che abbiamo computer potentissimi ora, c’è una ricorrenza , ? Cioè, ogni dieci, cento, o centomila numeri dopo la virgola, ricomincia una sequenza già vista, da qualche parte si ricomincia ?
Macchè. Sequenze sempre nuove. Questi numeri forniscono, senza ripetersi MAI, tutte le sequenze possibili, 10 alla tutto, per sempre.

Ci sediamo. Col mal di testa.

Cambiamo. Prendiamo il cerchio….rapporto tra quadrati e cerchi… il famosissimo Pi Greco. 3,14, scriviamo, ma se andiamo a calcolare, ci troviamo nel vortice di prima. Non finisce. Qualche mese fa si è scoperto che la cifra decimale numero 2.000.000.000.000.000 di pi greco equivale ad uno zero. Lo ha annunciato recentemente Nicholas Sze, di Yahoo!, che ha lasciato 1000 computer accesi a calcolare, convertire e verificare per 23 giorni di fila…..
Ma cosa vuol dire……ma che succede ?
Cosa ci vuol dire la natura, o Dio, o chi per lui, con questi vortici senza fondo ?
Facciamo una prova. Attribuiamo a ogni numero una lettera, vediamo cosa ci vuol dire. Che libro viene fuori ?

Tutti.

Tutte le sequenze possibili. Vengono fuori tutti i libri mai scritti, tutti i libri mai scritti ma con finali diversi, vengono fuori tutti i libri scrivibili, perfetti, ma anche con ogni piccolo errore possibile….tutte le lettere d’amore scritte, ma anche tutte quelle che non abbiamo mai scritto….noi, e chiunque altro, vissuto, o che deve ancora nascere….tutti libri tradotti in tutte le lingue, dialetti inclusi….

Basta. Ho il mal di testa. Era solo un quadrato. Un cerchio. Nulla di complesso. Ma com’è possibile ?

Lasciamo la geometria euclidea, ancorché semplicissima, visto che ci nasconde il finale sempre in angusti e irraggiungibili anfratti, atomici o stellari….

Guardiamo la natura. Auto similare e frattale. Meravigliosa.

Anche li troviamo un numero magico: La sezione aurea che plasma e crea galassie, girasoli e broccoli….1,6180339887…
Ma…………Un incubo.
Non finisce neanche questa….

Insomma, non esiste nulla, mattone, pallina, granello, pulsar, atomo o quanto, con cui si possa costruire un lato di un quadrato e anche la sua diagonale. Un quadrato e un cerchio di diametro uguale, un frattale che abbia una fine senza decimali….
Vengono sempre fuori gli spicci, all’infinito.

Cosa accade ? Cosa vuol dire ?

Non lo so.

So che in realtà già Pitagora aveva scoperto le basi dei principio di indeterminazione, poi conclamati da Heisemberg in era quantica.
So che ci viene detto che siamo nati con potente cervello e grandissima capacità di analisi ma non siamo fatti per capire.

Capire è sinonimo di comprendere. In entrambi i lemmi sono insite le logiche che ci vedrebbero esser contenitori del tutto, che il tutto entro in noi, che noi si capisce, si sia “capienti” ma NON è così.
Il tutto non entra in noi. Noi non comprendiamo il tutto. E’ il tutto che comprende noi.

Non siamo qui insomma, per capire tutto, per comprendere tutto, ma per esser compresi dal tutto.
Siamo qui per “esperire” che siamo parte del tutto.
Compresi dal e nel tutto.

Ce lo dice tutto.

Anche i numeri.

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