Stipendi uguali a tutti

Di solito parlo di cose fattibili, addirittura urgenti.
Questa non è fattibile, ma solo perché siamo stupidi.

Il lavoro.

Ora 99 persone su cento sono dilaniate tra un lavoro che fanno, e che non piace loro, e quindi provoca loro infelicità, e il non trovare lavoro, il che provoca infelicità. Tant’è.

Io darei stipendi tutti uguali, indipendentemente da ciò che fai.

Chi opera al cuore, chi sta seduto a guardare un casello ferroviario, chi studia sociologia, chi guida jumbo, l’impiegato del catasto e la casalinga di Vigevano e chi inventa l’energia del futuro con tecnologie quantistiche.
O anche chi non fa nulla.

– “Non è giusto . Ecchediamine”.
– “E l’impegno ? La responsabilità ? Gli anni di studio ?

Obiezioni logiche, senza dubbio, ma me le son già fatte.
Ma sono secondarie.

Immaginiamo.

Per iniziare secondo me c’è moltissima gente che non fa bene il proprio lavoro, non dà quello che potrebbe e dentro di se vorrebbe perché quello che gli è chiesto non era il suo sogno.
Con la promessa della sicurezza abbiamo ottenuto un bidello svogliato perdendo magari un disegnatore fantastico.
Un impiegato astioso contro un floricoltore sopraffino,
un vigile urbano carogna abbiamo avuto in cambio di un tanghèro da urlo, o un bel contrabbassista, se glielo avessimo permesso.
Lo sarebbero stati se la società, o la mamma, non li avessero ricattati con lo stipendio, e col contrappunto dell’emarginazione del “disoccupato”.
Ora sono infelici e non se lo perdonano, non ce lo perdonano.

E poi, veleno ancora più sottile….

Il chirurgo che salva vite, l’astronauta che passa la linea dell’ignoto, lo scienziato che fa danzare numeri e materia al di là della fantasia…..il direttore d’orchestra, l’attore strabiliante, il calciatore inarrivabile…premiati…con denaro. Tanto.

Il crimine più grosso è questo.

Nel momento in cui prendo le cose più belle: la generosità, l’arguzia, l’ingegno, il coraggio e l’ardimento, il sacrificio e l’intelligenza, la potenza muscolare, la bellezza del volto, del corpo o della voce e anche a quelle do un prezzo, le “computo” in denaro, in quel momento ho affermato che tutte le cose massime, sono denaro.

Sto dicendo che tutto è denaro.
Sto dicendo che il denaro è tutto.

In quell’esatto momento ci siamo fottuti.
La società è finita.
Non siamo stati più “soci” ma nemici. in lotta per il denaro non come mezzo per vivere, ma come mezzo di sopraffazione dell’altro; tutto dimostra però che siamo strutturati per collaborare, per condividere, non per competere.
Ora siamo in un mondo di nemici, che però è uno specchio, siamo diventati i nemici di noi stessi.

La vittoria ci è preclusa.

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