2004 a La digue…

Una storia che m’è successa.

Natale 2004, siamo a La Digue – Seychelles.

L’oceano indiano mi ha sempre attratto morbosamente, e ci sono stato già venti volte, circa.

Passiamo il natale mangiando e bevendo – poco- perché alle Seychelles c’è poco. Aragoste quel giorno e pasta asciutta che avevo portato io, ma la vuole fare il cuoco e la buttiamo.

Con noi una coppia di giornalisti, lui dell’associated press, e il nostro caro amico Dario, svizzero che incontriamo sempre lì, che viene stavolta dal Sudafrica

Il giorno dopo, il 26, la coppia di giornalisti va a fare pesca d’altura, prendono un motoscafone potente, quelli con le canne lunghe e il sedile con cintura, per i Marlin, ecc.ecc.

In tarda mattinata noi, che siamo sempre in bici se non in acqua, andiamo al porticciolo di Anse Severe per vederli tornare.

Sono invece già tornati perché i due marinai vedono correnti mai viste e rientrano.

L’acqua del porticciolo di La Digue è più trasparente della Sangemini, tutto lì è fantasticamente luminoso e trasparente.

Tutto e sempre.

Guardo l’acqua, e vedo che piano piano sale. “Marea crescente” sentenzio, sperando di far bella figura gratis, io, totalmente incompetente di lune, maree; non ne so niente.
Dopo un po’ l’acqua scende… ma allora….
Non era crescente ? Boh.

Dopo un po’ vedo l’acqua marrone, come di un fiume in piena che passa da un bacino del porticciolo all’altro, mi giro e infatti quello dietro di me è vuoto. Le barche sono semplicemente appoggiate sul fondo in mezzo a stelle marine , sassi, pozzanghere, ostriche…. la gente è paralizzata, con gli occhi sgranati.
Nessuno ha mai visto, né ha mai sentito parlare di una cosa così….

Il mare non c’è più.

Al largo la lunga fila schiumosa di marosi che si infrangono di solito sulla barriera corallina e sostituita da una linea marrone: La barriera emerge in tutta la sua interezza fuori dall’acqua: l’Oceano Indiano si è ritirato un bel po’.

Io e Alessia ci guardiamo sbigottiti e lei mi domanda terrificata.. “Francesco….ma….sta arrivando uno tzunami ?”

“Per forza. Non può esser evaporato l’Oceano Indiano”.

Alessia non ha paura dello tzunami.
Ha il terrore. Da sempre.

Abbiamo paura di tante cose, ma ognuno di noi ha il terrore specifico di qualcosa. Io da piccolo delle sabbie mobili per esempio…. Lei da sempre, e di brutto, degli tzunami.

Vola.

Prende la prima bici,- la mia – e comincia a pedalare che Eddy Merx è un paraplegico. Una kawasaki….

Io provo ad avvisare un po’ di gente ” le dangerou, escape” in criol. ” Big waves are coming” Go away from here” e loro però ti guardano sorridenti e paciosi con una rapidità di reazione da bradipo narcotizzato…

“Fate ‘npò come vi pare”. Prendiamo, io e il puffo, Dario, le nostre bici e corriamo dietro ad Alessia. 35 all’ora minimo e raggiungiamo in pochi minuti la collinetta dove è sito il Mon Rêve, il nostro Chalet. Cerchiamo di far avvisare chi ha amici e parenti o figli in giro per le spiagge.
A La Digue pressappoco non c’è nulla, non funziona nulla, non succede nulla da secoli….da sempre…

“Big Waves are coming !!” cerchiamo di avvisare….

E infatti arrivano.

Il porto, ho visto dopo le riprese del nostro amico di AP, diventa un turbine, Un catamarano viene infilato tra gli alberi, tutte le barche riportano danno a prua e a poppa, niente di grave, il porticciolo è a Ovest, mente l’onda è arrivata da 6000km a est, dall’Indonesia, poi abbiam saputo.
A Mahè tutti resort sulla spiaggia vengono spazzati , l’acqua entra dal fronte ed esce dal retro spargendo mobili per centinaia di metri, muore solo un pescatore.

Nessuno sa ancora che cataclisma si è verificato nel mondo.

Si parla di inondazioni alle Maldive, un po’ a Nord Est rispetto a dove stiamo noi, ma nulla di preciso.

Il giorno dopo la gente sta a 100 metri dalla riva guardando il mare con sospetto.

Vado a Gran anse, la mia preferita. c’è qualche tronco sulla spiaggia ma è la solita assoluta, atemporale, primordiale, abbacinante bellezza.

Sono l’unico dell’isola a fare il bagno dopo i tentativi dissuasori dei pescatori e amici seychelloise.

Vado fino al largo e poi torno, in un Oceano in realtà più calmo del solito.

I giorni a seguire sapremo il macello che è successo nel mondo.

Partito dal largo di Banda Aceh, Sumatra, lo tzunami ha distrutto le coste di Tamil Nadu , Ceylon, – piango Galle e Hikkaduwa dove son stato qualche anno prima e ho tanti amici- Puket, Andamane, con 20.000 morti.

I morti sono in totale 220 mila. Un disastro biblico. Immane.

Molti amici in Italia ci danno per morti invece stiamo ancora in paradiso anche se piano piano stiamo capendo quello che è accaduto….

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