Abbiamo un problema 2

Abbiamo un problema.
Cena a Roma. Un avvocato donna e madre, uno scrittore, un insegnante, un insegnante di educazione fisica, una dirigente di un ministero, un architetto, un giovane attore di teatro. Quasi tutti laureati, culture variegate, accesso alla rete e sistemi cognitivi atti alla decodifica delle informazioni.
Cito, nei miei discorsi Paolo Barnard.
—- Mai sentito, da nessuno.
Dopo un pò, superato lo stupore iniziale, cito Monsanto.
—- Mai sentita, da nessuno.
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La morale qual è ?
Che l’informazione nei Social Network sopratutto, è tutto fuorchè libera.
Tutte le nostre ricerche su FB , o su Google indirizzeranno i risultati futuri.
Quindi mentre noi ci beiamo di una consapevolezza diffusa che sta crescendo attorno a noi, in realtà sta solo migliorando l’efficienza dell’algoritmo di Google e di FB.
Che ci mostra e propone solo quello che ormai sa interessarci.
Tanti piccoli Truman Show crescono. Ce n’è uno per ognuno.
Si creano quindi delle membrane invisibili ma impermeabili tra strati “culturalmente coindirizzati” della società che si trovano a parlare solo tra simili. Un responso assolutamente falsato ci convince che tutti stiano diventando simili a noi, ma è uno specchio.
E non è lo specchio dell’anima, è un tunnel specchiato.
Un caleidoscopio.

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