No alla farina Manitoba

INTESTINO E LA FARINA MANITOBA

In ogni casa è presente la farina Manitoba e molte famiglie usano la farina Manitoba senza riflettere sugli effetti che la sua alta dose di glutine produce nell’intestino.

La farina Manitoba è ovunque, ci segue ogni volta che mangiamo!Uscire di casa al mattino e fare colazione al bar con una brioche o altra pasticceria composta con farina Manitoba non è una saggia scelta di salute. Oppure possiamo mangiarla con una pizza durante il giorno o con gli amici a cena. E non è una carezza al nostra intestino.FARINA FORTELa farina Manitoba non è adatta all’intestinoE’ una farina di grano tenero (Triticum aestivum) del Nord America. Questo tipo di farina prende il nome dalla zona di produzione dove inizialmente cresceva un grano forte e resistente al freddo: Manitoba, vasta provincia del Canada, che, a sua volta, prende il nome dall’antica tribù Indiana che l’abitava. E’ una farina “forte” (in inglese “strength”) per il elevato contenuto in proteine insolubili (glutenina e gliadina).Per definire la “forza” di una farina si usa il coefficiente “W”: più alto è il valore, più la farina è forte. Una farina debole ha un valore W inferiore a 170 mentre la Manitoba ha un valore W superiore a 350. Attualmente si definiscono come Manitoba tutte le farine con W superiore a 350, qualsiasi sia la zona di produzione e la varietà di grano con la quale viene ottenuta la farina.La caratteristica principale di questa farina è di contenere una grossa quantità di proteine insolubili (glutenina e gliadina) che, a contatto con acqua o altro liquido nella fase d’impasto, produce glutine. Il glutine forma una tenace rete che, negli impasti lievitati trattiene i gas della lievitazione permettendo un notevole sviluppo del prodotto durante la cottura; nel caso delle paste alimentari trattiene invece gli amidi che renderebbero collosa la pasta e permette una cottura al dente.

DOVE SI TROVA

Si trova in confezioni industriali e anche in pacchi per uso domestico.

Molte famiglie usano la farina Manitoba senza riflettere sugli effetti che l’alta dose di glutine produce nell’intestino. In Italia, dove per legge la pasta si può produrre esclusivamente con il grano duro, è adoperata nell’industria della pasta all’uovo. I mulini spesso la adoperano per “tagliare” altre farine, aumentando in questo modo il coefficiente W totale della farina. L’impasto fatto con la Manitoba risulterà più elastico e più forte, adatto per la lavorazione di pane particolare (baguette francese, panettone e pandoro), della pizza, delle ciaccie o torte al formaggio e di particolari paste alimentari, pani speciali.SEITAN e sai…cosa mangi?La Farina Manitoba viene utilizzata anche come base per la preparazione del SEITAN, alimento che viene anche definito come “Carne Vegan”. Consiglio ai vegetariani e alle persone che consumano seitan di riflettere su questa loro scelta alimentare. Il seitan è un concentrato di glutine. Un eccesso di glutine, ripetuto nel tempo, provoca una aggressione ai villi intestinali, che sono le porte attraverso le quali le molecole nutrienti introdotte con la alimentazione entrano o non entrano nel nostro sangue. Il glutine altera in profondità i villi e i microvilli, gli enterociti della mucosa dell’intestino tenue. Con il tempo e con dosi elevate giornaliere di glutine una persona può sviluppare la celiachia con anticorpi positivi al morbo celiavo (anti gliadina, anti endomisio, anti-transglutaminasi) oppure può andare incontro alla sindrome GLUTEN SENSITIVITY (anticorpi negativi ma sintomi della celiachia).

Consiglio di chiedere al proprio fornaio, pasticciere, pizzaiolo …se usa o non usa farina Manitoba.

Se la usa consigliate di smettere l’uso per garantire la salute pubblica.

La salute nasce da un intestino sano.

Buona giornata in salute.

Quindi abbiamo…

Quindi abbiamo un ebreo nazista a capo di un paesino che sobillato dagli Usa attacca la Russia per procura.

Abbiamo un presidente degli Stati Uniti che aspetta di conferire col presidente degli Stati uniti per decidere cosa fare con cmsyshrndmsahbhjh xj

In Italia se stai male ti dicono di ripassare nel 2024: sono occupati perché stanno aprendo reparti per i sani.

Gente eletta da nessuno dice che bisogna fare la terza guerra mondiale e siccome c’è la guerra non si voterà più…

Il paese sta chiudendo ma molti prenotano entusiasti le ferie all’estero coi soldi risparmiati in smartuorkinn…

La composizione chimica delle mascherine è stata sottovalutata e nessuno si aspettava penetrassero sottopelle adagiandosi direttamente sulla corteccia frontale.

Finalmente il popolo ha capito come ribellarsi e quando il governo ha detto che potevano levarsi le mascherine “col cazzo ” hanno risposto. E adesso basta ! Me la tengo !

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A questo punto non si può intervenire. Si può solo assistere divertiti a questo fantastico teatro dell’assurdo.

Non amo i pop corn, mi farò bastare amici e amiche care, buon cibo e un buon bicchiere, facciamo tre.

SALUTE !

Non sappiamo nulla

Chi studia un po’ di tutto, arriva a una conclusione ben definita: non sappiamo nulla.

Guardando il cielo credevamo quelle lucette fossero buchi nella volta celeste, poi abbiamo capito fossero astri, ora sappiamo che stiamo guardando, praticamente, nel tempo. Però ora sappiamo anche che il 97% di ciò che sappiamo esistere, è materia oscura ed energia oscura. Cioè non sappiamo cos’è.

Se guardiamo nel piccolissimo invece, nelle cellule, leggiamo il Dna. Il prodigioso riassunto di un miliardo di anni di vita arrotolato in un piccolissima spirale, di cui nel nostro corpo abbiamo circa 50mila miliardi di copie. Qualcuno ha calcolato che il dna di tutti gli abitanti del pianeta, e di tutti gli essei umani mai vissuti sul pianeta, entrerebbe in una tazzina di te. Se invece legassimo uno all’altra le 50mila miliardi di spiralette di dna che abbiamo dentro il nostro corpo, in una unica collanina, queste potrebbe andare dalla Terra alla Luna centomila volte. Dopo aver letto tutto il genoma umano però, abbiamo capito a cosa serve, più o meno, il 3% di quello. Il 97% è per noi oggetto oscuro. Non sappiamo a cosa serve né come funziona.

Se guardiamo nell’antro misterioso del nostro cervello, nelle sue interazioni col resto della fisiologia, con l’intestino e col cuore, cercando di capire come questo crei conscio , subconscio o inconscio, il buio è assoluto. Non ne capiamo nulla.

Alla luce di ciò sembrerebbe assolutamente doveroso astenersi da interventi e tentativi di modifica e, comicamente, di miglioramento da parte nostra, di un sistema, la nostra salute per esempio, ma per estensione a tutta la natura: anche una zanzara o un tulipano e milioni di volte più complesso della più complessa cosa che sappiamo fare.

Come si può pensare di modificare in meglio una cosa la tecnologia alla quale soggiace ci è sconosciuta al 99% e palesemente sovrasta di decine di ordini di grandezza la nostra ?
Invece lo facciamo. Con arroganza incredibile ci attribuiamo il potere e asseriamo essere conveniente modificare meccanismi la cui complessità ci surclassa del tutto e gli effetti della modifica dei quali non siamo assolutamente in grado di prevedere.

Perchè ?

Perchè la natura non è brevettabile, le modifiche si.

Una piantina è di tutti, una piantina creata in laboratorio, e i miliardi di piantine che ne deriveranno, sono di chi l’ha brevettata.
Il dna di ognuno il suo, è natura, è libero, è di tutti. Il Dna modificato è di chi l’ha modificato.
Un virus, un batterio, è un incidente, un messaggio che la natura fa girare tra le sue creature, è di tutti e teleonomicamente utile a tutti, un virus creato o ingegnerizzato da alcuni crea gli “utili” di costoro, a danno di tutti gli altri.

Stanno letterealmente brevettando la vita, sostituendosi al creatore.

Un uomo è un episodio unico e irripetibile di consapevolezza. Un uomo col dna modificato è di chi l’ha modificato.

Questa è l’apoteosi dell’economia di predazione; dove si prende una cosa che è di tutti e con una piccola modifica, sicuramente peggiorativa data l’ignoranza sublime del laboratorio in questione rispetto alla sublime intelligenza della natura, la si rende di qualcuno, di una società.
Lei e tutti i suoi discendenti.

Peggio di questa appropriazione predatoria c’è solo l’omologazione che ne consegue.

La diversità è bellezza in estetica, è gusto nel cibo, è salvezza nella comunicazione.

Immaginate di vedere sempre lo stesso viso o quadro, mangiare lo stesso cibo e ricevere sempre lo stesso messaggio. Per sempre.

In biologia la diversità è sinonimo di Vita.

Salvare quella o salvare noi, è la stessa cosa.
Ecco perché, per prima cosa noi dobbiamo essere diversi.

Grazie a Dio, ci riusciamo.
Diversi e connessi.

Lo sapevate 2.0 Naziglobe

Lo sapevate ?

Kurt Waldheim, durante la guerra, era un alto ufficiale dei servizi segreti nazisti. Divenne segretario generale delll’ONU e poi presidente dell’Austria.

Walter Hallstein divenne professore all’Universtità di Francoforte nel 1921 grazie all’appoggio del partito nazista. Divenne il primo presidente della Commissione Europea.

Prescott Bush , padre di George Bush e nonno di George W. Bush, entrambi presidenti degli USA, era uno dei proprietari e direttore della Union Banking Company, la più grossa finanziatrice prima e riciclatrice poi dei capitali del Terzo Reich.

La IBM durante il regno di Hitler organizzò prima la schedatura computerizzata degli ebrei in Germania e poi creò la complessa tabella di orari e sincronie dei treni che li portavano nei campi di sterminio.

La Ford a Colonia fabbricava tutti i mezzi di trasporto ma anche macchinari bellici e parti di ricambio per la Wehrmacht.

La nuova fabbrica Opel della GM nel Brandenburgo avviava la produzione degli autocarri “Blitz” per la Wehrmacht, mentre la fabbrica principale a Rüsselsheim produceva principalmente per la Luftwaffe, assemblando aeroplani come lo JU-88.Ad un certo punto, la GM e Ford insieme si aggiudicavano non meno della metà dell’intera produzione Tedesca di carri armati.

I carburanti venivano invece dalla filiale cubana della Dupont USA.

Lo sapevate ? No ?

Bene.Ora lo sapete.

Ci vogliono omogenei. Perchè ?

Che relazione c’è tra la gendermania, l’immigrazione forzata, i vaccini, i vari pass e la “buonascuola” ?

Apparentemente nessuna.  Forse sfugge.

Invece c’è.

L’idea precisa mi è venuta studiando la fasi critiche di un bruciatore, di un gassificatore rivoluzionario che potrebbe in un sol colpo risolvere i problemi di smaltimento dei rifiuti, senza inquinare, e farmi ricco.   Ce l’ho già, é pronto, collaudato, testato, ecc.

Ma veniamo a noi. 

Secondo Ivan Ilich “l’uomo, per la megamacchina, è materia prima”. E lo vediamo bene. La maggior parte delle transazioni, degli affari, delle quote, degli spostamenti delle merci, delle produzioni, dei documenti, delle certificazioni, delle statistiche, dei numeri, dei contatti, delle risposte, è preparato, compilato e ci viene trasmesso da macchine.  Tutto si sposta e cambia di proprietario anche dieci volte in un ora: navi, container, azioni, aziende, derrate, miniere, terreni….

Tutto si sposta nello spazio fisico e nelle proprietà immateriali in base a decisioni prese da computer, a loro volta ormai programmati da macchine che scrivono flussi e software: Intelligenze artificiali autoapprendenti.    Questa è la mega macchina che manda avanti il mondo: I sistemi elettrici, di approvvigionamento, elettronici, informativi e informatici, i treni, gli orari, gli aerei, le rotte di tutto, dal petrolio al salmone, all’avocado.

In questa bellissima storia, l’uomo non c’è più.

Una piccolissima schiera di uomini e pochissime donne decidono come impostare , a volta la megamacchina, come indirizzarla, gli altri, gli ininfluenti, della megamacchina sono materia prima.

Ma la materia prima delle macchine deve essere omogenea. Sminuzzata, di amalgama certo, di fluidità conosciuta, i parametri della consistenza chimica e fisica assolutamente all’interno di soglie ben precise. Sempre uguale al campione iniziale.  Se in un motore si inserisce un combustibile di cui non conosci le specifiche, densità, propensione all’autodetonazione, temperatura critica, ecc. La macchina funzionerà male , non renderà, produrrà sottoprodotti tossici e a volte esploderà. 

Tutte le operazioni, le tendenze di cui sopra, il gender, l’immigrazione forzata, la guerra alla Russia ora e alle culture in genere sempre, alle identità, la “buonascuola” che sforna somari a più non posso, hanno un fine bem preciso: omologare. Renderci tutti uguali, né proprio bianchi nè proprio neri, né etero ne gay, niente di definito, ne europei ne asiatici, un po’ africani ma sradicati; senza lingua, senza dialetto nonne e tradizioni, senza paese d’origine ne radici, senza relazioni , senza storia. senza consapevolezza di un tempo che fu, senza desideri né reclami, senza diritti nè ricordi di averne avuti, senza cognizioni del passato, immersi in un eterno presente, senza futuro. Senza proprietà, senza casa e per lo più senza famiglia.

Perfetti. Omogenei, fluidi, scorrevoli, conosciuti e misurati fin nell’animo, o quel che ne rimane.

La materia prima perfetta

Ma ……. è i vaccini ?

Colpo di genio quello.

In una sola operazione sono implementate diverse ghiotte occasioni. I vaccini indeboliscono, quindi rendono più malleabile la materia prima, l’ “homo ininfluens”,  Homo ininfluens ora serve meno. Di homo ininfluens ne servono di meno per meglio dire. I vaccini ne riducono  il numero e neanche in maniera indistinta. Gli asiatici già abituati a obbedire e comunque privi di diritti da sempre rimarranno numericamente gli stessi. L’Africa che della parola “diritti” non sa neanche il significato va al raddoppio. Da 1,25 miliardi a 2 miliardi e mezzo.  l’Europa si dimezza.

Non solo.

Il vaccino  serve a ridurre la quantità ora esorbitante di ininfluenti si, ma soprattutto serve a certificarli. Mette in ognuno di loro un misuratore , un PASS, che dice se vanno bene. Per ora dice solo se hanno fatto uno, due, tre o quattro iniezioni prescritte.

A breve  il PASS dirà se vanno bene chimicamente, fiscalmente, economicamente.  

In breve, diranno se siamo conformi alle specifiche che la megamacchina esige.

Come bauxite per l’alluminio, come sabbia per il vetro, come rottami per il ferro, i sistemi di analisi della megamacchina  diranno se serviamo, o se andiamo subito smaltiti.

Ig Farben Naziglobe

La IG Farben , tedesca vernici, fu un conglomerato di aziende tedesche formato nel 1925, alcune delle quali attive sin dalla I guerra mondiale. Prima della prima guerra mondiale, le aziende tedesche produttrici di coloranti per tessuti avevano praticamente il monopolio del mercato mondiale, che persero durante il conflitto.

Una soluzione per riottenere questo primato fu quella di effettuare una grossa fusione.

La fondazione della IG Farben fu una reazione alla sconfitta della Germania nel primo conflitto mondiale, detenne un monopolio quasi totale sulla produzione chimica durante il periodo della Germania Nazista. L’azienda chimica tedesca fu il cuore finanziario del regime di Hitler e durante la Shoah fu la principale fornitrice al governo tedesco dello Zyklon-B, l’insetticida e topicida utilizzato nelle camere a gas dei lager. La IG Farben fu anche una delle società che più richiesero deportati come schiavi per le loro fabbriche (in particolare nel Campo di lavoro di Monowitz, del tutto consapevoli della barbarie in atto) cavie per esperimenti e test di medicinali di vario genere, per mezzo dei quali furono inventati il gas nervino, il metadone e altre sostanze (specialmente a opera della Bayer, una delle società costitutive).

Il ruolo nella seconda guerra mondiale

Nel 1941, un’inchiesta negli USA svelò un matrimonio tra l’americana Standard Oil Co. Di Rockefeller e la IG Farben. Inoltre, fornì nuove prove a riguardo di complessi accordi su prezzi e commercializzazione tra la DuPont, uno dei suoi maggiori investitori e produttore di carburante, la U.S. Industrial Alcohol Co. e la loro sussidiaria, Cuba Distilling Co. L’inchiesta venne infine abbandonata, come dozzine di altre riguardanti diverse industrie, a causa della necessità di ottenere il supporto dell’industria nello sforzo bellico. Comunque, i principali dirigenti di molte compagnie petrolifere accettarono di dimettersi e le partecipazioni azionarie delle compagnie petrolifere in società produttrici di melasse vennero vendute come parte di un compromesso.

La IG Farben nel 1941 costruì ad Auschwitz la più grande industria chimica dell’epoca, utilizzando la manodopera del vicino campo di concentramento. Si trattava di un impianto sito ad Auschwitz per la produzione di petrolio sintetico e di gomma (detta Buna) a partire dal carbone. Questo fatto segnò l’inizio dell’attività delle SS e dei campi di Auschwitz durante la Shoah[1]. Nel 1944 questa fabbrica faceva uso di 83.000 deportati.
L’insetticida Zyklon B, del quale la IG Farben deteneva il brevetto, e che veniva usato nelle camere a gas per gli omicidi di massa, era fabbricato dalla Degesch (Deutsche Gesellschaft für Schädlingsbekämpfung), una società posseduta al 42,2% dalla IG Farben e che aveva manager della IG Farben nel suo consiglio di amministrazione.

Gli anni successivi

A causa della gravità dei crimini di guerra commessi dalla IG Farben nel corso della II guerra mondiale e dell’ampio coinvolgimento della direzione nelle atrocità naziste, la compagnia fu ritenuta troppo corrotta per continuare ad esistere e pertanto gli alleati considerarono l’ipotesi di confiscarne tutti i beni e chiuderla. Invece fu dovisa in quattro società: Agfa, BASF e Bayer, e Hoechst che poi si è fusa con la francese Rhône-Poulenc, dando vita alla Sanofi Aventis, con sede a Strasburgo, in Francia. Sanofi Aventis ha ora in Italia la delega ai capitolati prpocedurali sia nei Tirage che nelle Università. Decide i protocolli in pratica. La Bayer poi inventò l’eroina per i soldati in Vietnam mentre la Dupont creava l’agente defoliante Orange (Glifosato), Dupont è po doventata Monsanto. Ora Bayer ha comprato Monsanto dando vita a Bayer Monsanto.

Dei 24 consiglieri della IG Farben indiziati nel cosiddetto processo all’IG Farben (1947-1948), davanti a un tribunale militare statunitense al Processo di Norimberga, 13 vennero condannati alla prigione con pene dai 6 mesi agli otto anni, 10 furono assolti ed uno rilasciato per motivi di salute. I 13 responsabili della IG Farben condannati furono dichiarati colpevoli di complicità di genocidio, di schiavitù ed altri crimini. Un anno dopo la condanna, nel 1952, tutti i responsabili furono liberati, grazie alla mediazione dell’ex-ministro delle Finanze Schacht, e negli anni successivi tornarono ad essere attivi nell’economia tedesca.[senza fonte]

Dopo l’Olocausto, la IG Farben ha partecipato a progetti americani per la creazione di agenti chimici per l’uso bellico. Fondò la Chemagrow Corporation a Kansas City, Missouri, che impiegava specialisti tedeschi e americani per conto dell’U.S. Army Chemical Corps. Il dottor Otto Bayer coprì la posizione di direttore della ricerca della IG Farben, dove sviluppò e testò numerose armi chimiche insieme al dott. Gerhard Schrader.

Secondo The Crime and Punishment of I.G. Farben, di Joseph Borkin, la IG Farben, prima della guerra, strinse degli accordi segreti con i maggiori vertici delle forze armate americane perché non fossero bombardati i suoi stabilimenti in Germania[2]. Alla fine della guerra, il 93% delle fabbriche non era stato bombardato[iperbole che contrasta con la totalità degli eventi militari post-1941].

La Farben controllava una holding, la IG America, fondata nel 1926 per gestire le attività americane della tedesca IG Farben.

Membri del suo Direttivo: Edsel Ford, Charles Mitchell (Rockfeller Bank), Walt Teagle (Presidente di Standard Oil), Paul Warburg , capo della Federal Reserve), Herman Metz, direttore della Bank of Manhattan. Direttore era Max Warburg, fratello di Paul. Warburg in origine Del Banco, ebrei di Padova.

Lo sapevate ? Naziglobe

Lo sapevate ?

Allen Dulles era socio di Martin Bormann, capo delle Ss, finita la guerra fondò e diventò direttore della Cia.

Adolf Heusinger, capo del consiglio di guerra di Hitler, finita la guerra, divenne capo della Nato.

Wernher Von Braun, capo dei progetti missilistici di Hitler, finita la guerra, divenne capo della Nasa.

Non lo sapevate ?

Bene.

Ora lo sapete.

Freccero alla conferenza DuPre del 2 aprile a Roma

DAVVERO NOTEVOLE.

Per intero la davvero colta ed esaustiva dissertazione di Freccero al convegno DuPre del 2 aprile.

“Oggi siamo qui siamo qui per parlare di propaganda e censura. Queste pratiche di repressione del dissenso mirano allo stesso risultato, ma funzionano a partire da presupposti diversi. La censura colpisce chi si discosta dal mainstream. La propaganda invece crea il mainstream. Nel passato, nei media, prevaleva la censura. Tutta la storia della Televisione è una storia di censura. Ma, in qualche modo, la censura indica ancora vitalità e dissenso. Si censura chi conserva un pensiero autonomo, mentre la propaganda ha il compito di azzerare del tutto questo pensiero autonomo e divergente. Il covid prima e la guerra oggi, hanno alterato la comunicazione trasformandola di fatto in propaganda. E in un messaggio propagandistico non c’è niente da censurare. Il passaggio dalla censura alla propaganda corrisponde ad una presa di parola del potere in prima persona. Nel discorso del potere non deve essere censurato nulla. Questo spiega il buonismo di oggi, la mancanza di violenza verbale, nei confronti politici e nei talk show televisivi. Il potere si è reso conto che la censura fa scandalo e, contemporaneamente, può generare opposizione, mentre la propaganda è in grado di creare unanimità. Questo seminario è dedicato alla propaganda di guerra. Viene naturale unire la parola propaganda alla parola guerra, quasi si trattasse di una forma di riflesso condizionato. Nell’immaginario mainstream la parola guerra è collegata al Nazismo, ed al maggior teorico della propaganda autoritaria: Goebbles. Goebbles ha spiegato che la propaganda ha le sue radici nella paura. Ed in effetti la propaganda che è stata utilizzata in maniera massacrante dai governi negli ultimi due anni, è una propaganda basata sulla paura: paura della morte per covid, paura del nemico come minaccia alla libertà e democrazia. Ma per oggettività dobbiamo dire che la propaganda non è un’invenzione di Gobbles e del nazismo. Nasce invece in America nei primi anni del Novecento attraverso l’opera di Barneys. Nel suo libro “Propaganda” (1928) Barneys trattò indifferentemente propaganda e pubblicità. Non a caso fu incaricato dallo Stato americano di dirigere la propaganda di guerra, ma, nello stesso tempo lavorò nella pubblicità dei maggiori gruppi industriali dell’epoca . La propaganda di Barneys non si basa tanto sulla paura, quanto sulle teorie psicologiche di Le Bon e Freud sulle masse, caratterizzate da un funzionamento proprio ed anomalo rispetto all’individuo. Suoi sono i concetti di “mente collettiva” e “fabbrica del consenso”. Le masse non sono capaci di autonomia e tendono all’unanimismo. Chiunque dissenta è escluso dal corpo sociale. E’ il meccanismo utilizzato dal marketing, dalla pubblicità e dalla televisione attraverso l’audience. La censura genera opposizione e frattura nel corpo sociale. La propaganda genera il gregge e non a caso le élites parlano del popolo in termini zootecnici. Vorrei citare per tutti Mario Monti che si espresse tempo fa in questi termini: “la democrazia è una forma di governo sbagliata perché è assurdo che siano le pecore a guidare il pastore” Il gregge non ammette libero arbitrio. Il potere decisionale deve rimanere saldamente in mano alle élites, che sono i nostri pastori. Monti è stato uno dei primi ed uno dei più schietti teorici della necessità di un potere indifferente alle richieste della plebe. Ma è da tempo che il potere ha preso la parola nei confronti di noi comuni mortali per illustrarci ciò che sta facendo per il “nostro bene”. Chi come me ha abbastanza anni per avere attraversato gli anni ’70 ricorderà che il tema del potere è stato l’ossessione di un’intera generazione di filosofi. Il potere è stato allora identificato col sapere. La filosofia si è fatta archeologia per cercare in filigrana le tracce nascoste del potere, nei documenti e negli archivi del passato. Proprio perché irraggiungibile ed astratto, il potere era visto sì come antagonista del popolo, ma, nello stesso tempo, come circonfuso di un’aura sacrale che lo rendeva in qualche modo trascendente rispetto alla nostra quotidianità. Noi stessi ne eravamo partecipi introiettandone le regole Il discorso sul potere divenne così ossessivo che Baudrillard, ad un certo punto, in “Dimenticare Foucault”, decretò la fine del potere con una sorta di sillogismo. Quando si parla troppo di una cosa è perché questa cosa volge al termine. Oggi si parla solo di potere e quindi il potere è morto . Ma le cose non stavano così. Se lo spauracchio del potere moriva per la politica progressista e per la critica filosofica, il potere stesso prendeva la parola. La lotta di classe si ribaltava da Servo/Padrone a Padrone/Servo, fino ad arrivare all’assolutismo di oggi in cui il potere non si nasconde più ma, al contrario, si vanta della sua vittoria . E’ celebre la frase di Buffet: “La lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi”. Noi corrisponde ad élites, ricchi, padroni. Il potere prende la parola con un libro epocale a partire dagli anni ’70. “I limiti dello sviluppo” che indica già il nostro presente. “Il rapporto suoi limiti dello sviluppo”, commissionato al MIT del Club di Roma viene pubblicato nel 1972. Nel pieno dell’industrializzazione il libro ci ammonisce sul pericolo che la crescita della popolazione, dell’industrializzazione, dell’inquinamento, della produzione di cibo e di sfruttamento delle risorse, porti il nostro pianeta al collasso. Troviamo già qui tutti i temi dell’agenda 2030 e del Great Reset. Non è casuale. Aurelio Peccei, fondatore del Club di Roma è un mito per Schwab, ed è intervenuto direttamente, alle origini del WEF, portando il suo contributo teorico. A parte il bellissimo libro di Cesarano Collu, “Apocalisse e Rivoluzione” che identifica “I limiti dello sviluppo” come “utopia capitalista” la sinistra non sembra registrare l’evento. Al contrario sembra introiettare progressivamente questa utopia. Da questo momento in poi è tutta una fioritura di congressi, segreti come quelli del Bildemberg ma, più recentemente, pubblicizzati e condivisi da tutti come i dibattiti del World Economic Forum, trasmessi online in diretta. Quando ho parlato di World Economic Forum sui giornali ed in televisione, sono stato accusato di cospirazionismo e di complottismo, come fossi io ad attribuire al potere le parole che il potere pubblicizza nei suoi forum, stampa nei suoi libri / manifesto, impone alla politica mondiale. Non si può conoscere la propaganda senza conoscere “l’utopia del Potere”. Per capire la verità dobbiamo partire da un’indagine globale . Secondo Lukács di “Storia e Coscienza di classe” la totalità è la verità da conseguire. Nel nostro caso si tratta del progetto globale di Nuovo Ordine Mondiale che il potere non nasconde più, ma pubblicizza in maniera ossessiva a partire dei testi scolastici, nei discorsi dei politici, nei congressi internazionali e che oggi viene espresso nel dettaglio in libri come “Covid 19 The Great Reset”, “La Quarta Rivoluzione Industriale”, “Governare la Quarta rivoluzione industriale” tutti di Klaus SCHWAB. Questo progetto/ utopia ha assunto nel tempo nomi diversi: Agenda 21, Agenda 2030, Nuovo Ordine Mondiale, Tre Great Reset, I sostenitori di questa utopia dai risvolti inquietanti e fortemente distopici hanno i loro referenti politici nel partito democratico americano di cui il partito democratico italiano è copia carbone. Il PD ha un atteggiamento schizofrenico del momento che nega nei dibattiti televisivi l’esistenza del Grande Reset, ma pubblica poi nel sito ufficiale del partito, l’articolo di Fiani sul Nuovo Ordine Mondiale. Utilizza questa tecnica basandosi nel fatto che solo gli addetti ai lavori conoscono chi sia Klaus Schwab. Ma basta dare un’occhiata su internet sul sito del WEF per capire l’importanza economica del WEF. Sono iscritte a pagamento sulle sua piattaforma tutte le multinazionali. Il WEF per la prima volta nella storia, funziona come una piattaforma non solo teorica, come le classiche fondazioni, ma è una vera e propria piattaforma operativa per mettere in contatto in tempo reale le maggiori multinazionali, creando progetti di applicazione immediata. La sincronicità con cui il Covid è stato gestito in paesi del mondo tra loro lontanissimi, ha funzionato perché esisteva un coordinamento politico guidato dai forum del WEF ed un cordinamento operativo elaborato nelle sue piattaforme a pagamento in cui le multinazionali farmaceutiche possono interagire con le majors dell’informatica e della comunicazione. Esistono “stanze” virtuali in cui le multinazionali informatiche e farmaceutiche si incontrano in tempo reale per decidere il nostro destino. Questo reticolo rizomatico è oggi il potere, l’insieme di quelli che Schwab definisce: Portatori di interessi”. Il potere non si costruisce oggi sul sapere, ma sulla capacità di estrarre valore da ogni cosa, anche naturale, intoccabile e sacra come la vita stessa o il nostro DNA. La natura non è brevettabile, ma qualsiasi alterazione della natura sì. Per questo, il virus non è immediatamente matrice di interessi, ma “il guadagno di funzione” sì. Il DNA non è brevettabile, ma il DNA modificato attraverso la tecnica RNA sì. Per questo le élites premono in direzione del Transumanismo, perchè l’alterazione della semplice natura è più profittevole della produzione industriale. Il valore non viene estratto più dal lavoro o dal consumo, ma dai nostri stessi corpi modificati. Per chi pensa che SCHWAB non sia nessuno vorrei far notare che i partecipanti ai suoi ultimi due forum sono i capi di stato di tutti i paesi del mondo. SCHWAB ha autorità su di loro. L’attuale politica di Draghi in Italia inizia con una visita di SCHWAB che gli dettò la linea a Novembre 2021. Per chi pensa che i governanti dell’Occidente siano l’espressione delle scelte democratiche del popolo, vorrei elencare quanti di loro sono usciti dalla scuola del WEF. “Young Global Leaders”: Merkel, Sarkosy, Tony Blair, Gordon Brown, Bill Gates, Macron, Trudeau, Chelsea Clinton, Jonathan Soros, Lynn Forester de Rothschild, Nathaniel Rothscild, Giacinda Arden, Jose Manuel Barroso, Matteo Renzi, Jose Maria Aznar, ma anche Zuckerber, Jeff Bezos, Di Caprio. Quello che colpisce è la trasversalità della scuola tra politica, business ed informazione. Il Young Global Leaders è un centro ideale di produzione ideologica dove tutte le realtà convergono. Non a caso tra i forum del WEF il più recente riguarda la narrazione della realtà. Ed è in questa sede che Harari ha dichiarato la mente umana hackerabile. Non penso ci sia da aggiungere altro. Questa digressione era necessaria, secondo me, per mettere in fila i puntini e tornare a quella totalità che Lukacs identificava colla verità. Ora possiamo tornare all’informazione che dovrebbe rivelarci tutto questo. Come mai non c’è più conflitto, non c’è più censura nella programmazione televisiva? Anche qui è rappresentato solo il pensiero unico della globalizzazione. A capo del Tg1 troviamo la maggior opinionista del Bilderberg. Sempre del Bilderberg fa parte la maggior opinionista della 7. I più importanti conduttori della 7, sono espressioni del PD. Io credo siamo tutti in buona fede e questa, è la cosa più terribile. Ma la propaganda televisiva non passa solo attraverso l’informazione. Anzi, al contrario, passa oggi attraverso tutta la gamma delle espressioni televisive, dall’infotainment, ai talent, alle fiction. E se infotainment e talent mirano soprattutto ad inculcarci modelli di comportamento e di costume, la fiction ha un potere fortissimo perché accede direttamente al nostro immaginario. Da sempre Hollywood è stato l’arma più forte della colonizzazione americana del mondo, perché ha reso desiderabile come unico mondo possibile l’occidente. Più che le armi consumi e fiction hanno creato la globalizzazione. Ma col tempo la fiction si è mescolata sempre più col reale, così come nel film “La Rosa purpureo del Cairo”, di Allen, l’attore esce dallo schermo per mescolarsi alla vita vera. La guerra in Ucraina, che stiamo vivendo in questi giorni, è frutto di una fiction di diverse stagioni che dagli schermi televisivi si è trasformata in reality. Come in altri casi (Reagan, Schwarzenegger), il presidente ucraino eletto è un attore, ma la sua storia è diversa dalle altre perché tra la fiction che l’ha reso famoso ed il suo attuale ruolo internazionale, non c’è soluzione di continuità. Nel 2015 esce una serie televisiva intitolata “ Servitore del Popolo” prodotta per la Tv 1+1 di proprietà dell’oligarca Igor Kolomoysky allora in rotta col presidente in carica Poroshenko: Produttore ed interprete è lo stesso Zelensky. Il successo è tale da indurre nell’immaginario popolare un cortocircuito tra fiction e realtà per cui l’attore Zelensky stesso diventa “servitore del Popolo” e vince le elezioni. Ancora oggi Zelensky, con i suoi interventi, porta avanti la fiction. Si dice sia in Ucraina, ma le riprese lo mostrano chiaramente sempre in studio, con sfondi sostituiti dallo sfondo verde. I suoi discorsi continuano ad essere scritti dallo stesso sceneggiatore delle serie. Non è l’unica fiction di questa guerra “senza immagini”. E’ risaputo che servizi televisivi italiani hanno utilizzato invece che immagini reali, frammenti di videogame, di film ed altro materiale di repertorio: incendi, incidenti, cataclismi del passato e non collegati alla guerra. Interrogato sul fatto che avesse inserito nel suo servizio lo spezzone di un noto videogioco, un redattore del Tg2 si è giustificato dicendo che di questa guerra non esistono immagini reali per la censura di Putin. Non sappiamo se sia vero. Viceversa esiste un materiale prodotto ad hoc a scopo propagandistico di cui conosciamo l’esistenza, ne è un buon esempio il bombardamento all’ospedale pediatrico con l’influencer incinta, successivamente dichiarata morta e riscomparsa poco dopo, in un’altra storia. Ma già nelle altre guerre avevamo precedenti di ogni tipo, dai falsi salvataggi dei caschi bianchi in Siria ai, filmati dell’Isis girati in studio. Però, dal punto di vista narrativo la storia del “Servitore del Popolo” è la più completa e la più didascalica perché ci dimostra che nell’epoca del metaverso realtà e fantasia si equivalgono. Concludendo l’unanimismo del pensiero unico ci viene presentato come la migliore versione possibile del nuovo ordine mondiale, che rappresenta a sua volta il migliori dei mondi possibili: un mondo verde e senza guerra, ma, basato sulla decrescita e il depopolamento . E’ l’utopia della élites che ci viene imposta per il nostro bene. O meglio il bene di Gaia il nome del nostro pianeta secondo l’ecologia. Se questo mondo è perfetto cos’é che non possiamo condividere? Altri decidono per noi e ci guidano verso direzioni di cui neppure siamo consapevoli, perché, se lo fossimo, potremmo ribellarci e dissentire. Ma se anche potessimo scegliere non saremmo liberi. Le idee che abbiamo in testa non sono nostre, ma impiantate dalla propaganda. Per esistere democrazia e libera scelta deve esistere anche la possibilità del cittadino di conoscere la verità. La scelta imposta dalla propaganda non è una vera scelta. “

Prima immersione

Una cosa che mi è successa.

Anni fa. Era il 1992.

Prima immersione con le bombole della mia vita, a Porto Cesareo. Metto muta, pesi, ecc. e vado giù come un sasso. Mi appoggio al fondo, come una tartaruga a pancia in su.

Mi arrampico come un granchio sugli scogli e riemergo; Levo la metà dei pesi. Mi ributto, e rivado giù, però di lato: li avevo tolti tutti da una parte…..!

Nel frattempo l’amico che mi faceva da istruttore se n’era andato: un pazzo. Mi riarrampico, aggiusto i pesi e riparto..Ma non era di questi goffi tentati suicidi che volevo parlare ma di un’altra componente dell’immergersi.

Alla fine raggiungiamo con la barca il luogo dove avviene l’immersione vera, una antica città greca sommersa: ci scambiamo alcuni accordi sui segnali, sulle emergenze, sul GAv, andiamo. Dobbiamo stare un’oretta e un quarto. A pochi metri di profondità, una ventina al massimo.Dopo poco, uno fa il pollice in su: emersione !Gonfio un po’ il Gav e vengo su, e poi domando cosa è successo: “è finito il tempo”.EHHHH !Assurdo. Avrei detto fossero passati al massimo venti minuti, a dir tanto.

Successe poi sempre così, solo che lo sapevo. Una volta a La Digue, col mio amico puffo, che ora non c’è più, decidiamo di uscire attraverso onde che si infrangono sugli scogli, non facile, è tutto bianco, non si vede nulla. Azzardiamo, andiamo.Poi si è subito in nuvole di pesci azzuri elettrici, murene a righe, rincorriamo una tartaruga, rientriamo usando onda lunga e potente….Avrei detto mezz’ora. Erano passate due ore e mezza, imbruniva, sulla spiaggia ci cercavano con un po’ di ansia…I miei orologi interni in acqua si assestano su fondamenti temporali assolutamente diversi.

Torno pesce, anche se imbranato, con un codice temporale lentissimo, acquatico, commuto frequenza. Nel mio Dna da qualche parte c’è scritto che in mezzo a tanta acqua e luce di quel tipo scattano porzioni genetiche di controllo basate su scansione e bioritmo di milioni di anni fa. Questo codice giace nelle pieghe ribonucleiche, sopito, ma sempre pronto ad attivarsi quando qualcosa dice alle mie cellule: sei pesce ! Siamo il frutto commovente e irripetibile di porzioni illimitate di intelligenza, amore e consapevolezza.

Spesso, se non siamo ciechi, la meraviglia attorno a noi viene a ricordarcelo.

Una sola parola: grazie.